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Valle Steria è una delle valli meno estese della
riviera ligure di ponente. Essa occupa la porzione
più orientale del territorio della provincia
di Imperia ed è composta dalla somma del bacino
del torrente Cervo (o Steria) con quelli minori
dei rivi della Madonna, Bondai e Schenassi, i
quali sfociano direttamente in mare.
Amministrativamente il territorio
della valle è suddiviso tra i comuni di Cervo,
S. Bartolomeo al Mare e Villa Faraldi. Anticamente,
al tempo della conquista romana (II sec. a.C.),
la valle era interamente occupata dal Iucus Bormani,
che fecero del luogo il punto di riferimento
religioso dell'intera Ingaunia. Scavi
effettuati recentemente sotto la direzione della
Soprintendenza Archeologica della Liguria hanno
riportato alla luce in località Rovere i resti
della mansione romana del Iucus Bormani. Il
ritrovamento di antiche sepolture avvenuto negli
anni trenta in frazione Pairola, e più tardi
quelli di frammenti di stele funerarie in Villa
Faraldi ed in Cervo, quest'ultimo in prossimità
della Chiesa di San Nicola (il frammento riferibile
al II sec. d.C. qui rinvenuto è conservato nel
Museo Civico di Diano Marina), denunciano l'esistenza
di insediamenti d'epoca romana anche in queste
località. Un altro importante ritrovamento
effettuato nell'area da noi considerata, è costituito
dal rinvenimento dei resti di una nave oneraria
romana affondata nelle acque del nostro golfo
intorno alla metà del I secolo d.C. il relitto
si trova sul fondale a circa un miglio dalla
costa ed a 42 metri di profondità. La nave era
adibita ad trasporto del vino dalla Spagna ad
Olbia; il liquido era contenuto in grossi ziri
di terracotta, alcuni dei quali hanno una capacità
superiore ai tremila litri, il cui recupero è
ancora in corso; in precedenza è stato riportato
in superficie il materiale di bordo della nave
e per ultimo toccherà a ciò che resta dello scafo.
Il relitto sarà poi ricomposto in un museo che
verrà appositamente allestito. La
storia della nostra terra nei tempi più antichi
è comunque avvolta nel mistero. Oltre
alle testimonianze già citate, alcuni toponimi
della valle di chiara origine germanica rivelano
nei tempi successivi la presenza dei Longobardi,
ma per trovare delle notizie documentate è necessario
portarsi fino al XII secolo. Dopo
la caduta dell'Impero Romano, ci fu un sostanziale
mutamento nel sistema insediativo della valle.
Gli abitanti, abbandonata la zona
costiera troppo esposta alle scorrerie delle
orde barbariche calate a più riprese dal Nord
e dei Saraceni che nel X secolo imperversarono
nella regione, tornarono infatti a stabilire
la loro residenza nei luoghi interni più sicuri
e meglio difendibili, preferendo le sommità delle
colline. Sorsero così alcuni dei paesi che ancora
oggi esistono.
Il Castello del Cervo, per la sua
ubicazione particolarmente felice che gli conferì
un naturale ruolo di preminenza e di punto di
riferimento per i valligiani, fu preferito dai
feudatari che vi stabilirono una loro residenza
e lo dotarono di fortificazioni, eleggendolo
a capoluogo. Nel 1222 il Castello
del Cervo fu assalito dagli uomini di Diano,
che ebbero aiuto dagli Albenganesi, e nel 1239
da quelli di Porto Maurizio. In entrambe
le occasioni Genova intervenne prontamente in
difesa dei Cervesi. Il secolo successivo
portò nuovi cambiamenti. Attraverso
complicate vicende di passaggi ereditari e vendite,
subentrarono nel possesso della valle i Marchesi
Del Carretto, signori di Finale, e i Doria signori
di Oneglia. Essendo queste due famiglie
tra quelle più attivamente impegnate nelle lotte
in atto in quel periodo in Genova tra i nobili
ed il governo popolare, il Castello del Cervo
fu direttamente coinvolto per qualche tempo nei
disordini e nelle battaglie per la conquista
del potere che investirono la regione. Nell'arco
di pochi mesi però, grazie all'interessamento
del Papa Clemente VI, in Genova fu proclamata
una tregua tra le fazioni popolare e nobiliare,
che permise ai signorotti di riottenere la libertà
ed il pieno godimento dei propri possedimenti.
Fu ristabilita così la situazione che aveva preceduto
i disordini, ma durò poco tempo; entrambe le
famiglie infatti nel 1349 vendettero ogni ragione,
reddito e proprietà che ancora potevano vantare
nella valle al Comune di Genova. Nella
stessa occasione, conseguentemente al riassetto
amministrativo operato dal governo genovese,
si ebbe il distacco del territorio dei Faraldi,
comprendente tutta la parte superiore della valle,
che confluì nella podesteria del Castello di
Diano, che era legata a Genova da particolari
convenzioni. La parte inferiore invece rimase
sottomessa al dominio diretto della Repubblica,
che a partire da quell'anno inviò sul luogo un
podestà. Da quel momento la storia
della valle diventa il romanzo di una popolazione
laboriosa, che, mettendo a frutto gli insegnamenti
dei Benedettini ed a prezzo di inenarrabili fatiche
per rendere più fertili ed ospitali le pietrose
colline liguri, si è specializzata nella coltivazione
dell'ulivo e nella produzione di un olio di oliva
universalmente conosciuto ed apprezzato per le
sue qualità. Nel giugno del 1625
il Castello del Cervo fu preso e saccheggiato
dalle truppe savoiarde, che arrecarono ingenti
danni alle abitazioni ed ai beni domestici, ma
non fecero vittime. L'invasore, prima di ritirarsi,
impose anche un tributo di 3.000 doppie, al quale
i Cervesi poterono far fronte solo vendendo l'olio
d'oliva che conservavano nei trogoli delle loro
abitazioni. L'assetto amministrativo
della valle non subì comunque più cambiamenti
fino al 1798; l'avvento della Repubblica Ligure
comportò tutta una serie di avvenimenti che con
ritmo incalzante interessarono la regione, che
non poté rimanere estranea ai fermenti ed alle
guerre che interessarono il resto dell'Europa.
Si susseguirono nello spazio di pochi
anni diversi provvedimenti politico-amministrativi
che apportarono continui mutamenti, fino a quando,
nel 1815, con l'annessione della Liguria al Regno
di Sardegna decretata dal Congresso di Vienna,
si é infine giunti ad una ripartizione del territorio
che rispecchia quella attuale.
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