Curiosità e tradizioni

Nel sistema convulso in cui oggi, nostro malgrado, siamo chiamati a vivere nelle città, un viaggio, sia pure modesto, nell'entroterra ci consentirà di assaporare fisicamente e moralmente quel soffio d'aria pura che tanto anela il nostro spirito ma che non riusciamo a procurarci nella vita tormentata di ogni giorno.
Il ponente ligure, con le sue valli pittoresche, con le sue memorie gloriose e con i suoi monumenti pregevoli, costituisce indubbiamente un forte richiamo.
La valle dell'Arroscia poi, per il verde lussureggiante dei suoi castagneti, per l'amena varietà delle sue campagne, per gli smorti colori tonali della pietra dei suoi monumenti, che ben si intonano all'argento lucido e glabro dei suoi ulivi, costituisce una meta agognata dagli amanti della natura, della quiete, dell'arte e delle antichità. 
Gli abitati, quasi sempre fortificati e a pianta regolare disposti lungo la strada, che, lasciata Albenga, risalendo il corso del torrente Centa, si immette nella valle del torrente Arroscia, testimoniano l'organizzazione territoriale che il comune di Albenga diede al proprio distretto tra il XIII e il XIV secolo, a controllo e difesa degli sbocchi delle valli confluenti sulla più importante pianura alluvionale della Liguria.
Nella pianura domina il paesaggio monotono e piatto dell'ortofrutticoltura, caratterizzato dal largo impiego delle serre indispensabili per la produzione delle primizie, primaria ricchezza di tutto l'Albenganese.
Le brevi pianure del fondovalle, così come le stazioni prative che ancora oggi seminano sui versanti, costituiscono i pascoli invernali di una plurisecolare transumanza che è perdurata sino ai nostri giorni.
Nel periodo invernale non è raro incontrare qualche pastore dell'alta Arroscia svernare alla marina con il proprio gregge e, all'inizio della primavera, è facile imbattersi lungo il cammino negli armenti che trasmigrano dalle stalle della pianura ai pascoli montani.

La cucina

La cucina delle valli si differenzia da quella della costa a riprova di un'economia diversa; così sarà difficile trovare nell'entroterra piatti di pesce, se non la "buridda" fatta con lo stoccafisso ed insaporita dalle olive in salamoia.
A farla da re sono le verdure che si consumano crude nel "condiglione", tipica insalata estiva, o ripiene al forno. Ancora verdure nei ripieni della torta verde dei ravioli, della cima alla genovese.
Poche le carni, quasi del tutto assenti quelle di vitello o di agnello, più frequenti i piatti a base di coniglio, di anguilla nonché le lumache raccolte dopo la pioggia e cucinate dopo averle fatte spurgare per più giorni con la crusca.
Semplici i dolci: i panserotti ripieni di marmellata e le bugie, di antica tradizione la "stroscia" di Pietrabruna e i biscotti di Pontedassio.
Cucina semplice dunque, ma impreziosita dalla nobiltà dell'olio d'oliva ed insaporita dal basilico, dalla maggiorana, dal timo che le conferiscono un sapore del tutto particolare.
Non inferiori i vini che ben si sposano con cibi semplici, ma gustosi: l'Ormeasco nella parte più a settentrione della Comunità e i più recenti vigneti di Pigato e Vermentino nella fascia vicino alla costa.