Luoghi e monumenti

 

  La valle Arroscia in generale  

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La valle Arroscia in generale

La spettacolare conformazione del paesaggio, la salubrità dell'aria e l'ottima attrezzatura alberghiera favoriscono l'attività turistica tanto nella stagione estiva quanto in quella invernale.
L'altitudine dei suoi centri abitati si distribuisce su una scala che spazia dai 118 metri di Ranzo Borgo ai 1.263 metri di San Bernardo di Mendatica .
La valle, incassata in una meravigliosa cornice di verde, con vasti oliveti e secolari boschi di castagni e di faggi, è invitante per le infinite possibilità di passeggiate in un'aria corroborante che profuma di fieno e di lavanda.
Il sito offre un fascino profondo di romantica nostalgia che emana da una natura rimasta intatta e da una presenza umana rispettosa dell'ambiente.

Il luogo attira il turista e il villeggiante per il clima, temperato e ventilato nei mesi estivi, asciutto e non  eccessivamente rigido in quelli invernali, per le emozionanti ascensioni al Mongioje (m. 2.630), al Beltrand (m. 2.481), al Saccarello (m. 2.200), al Frontè (m. 2.153), per le bellezze naturali, per l'arte, per la storia e la buona cucina non disgiunta dalla tradizionale ospitalità della sua gente.
Costituisce un forte richiamo per gli amanti delle trote, dei funghi, del buon pane casereccio, dei prodotti della pastorizia locale, dello «sciachetrà» e del «pigato» e per gli amanti degli sports "invernali, che salgono alle piste di Monesi (m. 1.310) «paradiso bianco della Riviera dei Fiori» con le sue seggiovie miracolosamente appese alle pendici del monte Saccarello

 

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Visita della Comunità

Risalendo il corso del torrente, giunti a Ranzo , una diramazione, attraverso villaggi sparsi e villette amene, sale ad Aquila d'Arroscia , dominata dagli imponenti resti del castello dell'Aquila, del XII secolo, a strapiombo sull'opposta valle del torrente Pennavaira, chiave di volta più avanzata della difesa del comune albenganese nella lotta contro i Clavesana.
Il castello di Ranzo , oggi diruto, sul contrafforte ove la valle si volge leggermente verso occidente, fu infatti sempre possesso dei Clavesana.


Ranzo: chiesa Romanica di S. Pantaleo

Nella stretta del torrente, là dove essa divide la valle inferiore, aperta su Albenga, dalla ridente conca di Borghetto e di Vessalico , quasi ai piedi del castello, a margine della strada, ostenta la sua austera e superba eleganza la chiesa di S. Pantaleo, senza dubbio il più antico e caratteristico monumento di tutta la valle, reso più suggestivo dalla colonna della chiesa quattrocentesca che, ridotta ad unica navata nel Seicento, e stata innalzata come una pietra miliare sul sacrato.
A testimoniare la chiesa protoromanica dell'XI secolo rimane l'abside, mentre una seconda abside di struttura analoga e simmetrica è stata aggiunta a nord nel tardo medioevo. Distesa sulla cresta tra il rio Carnareo e il S. Giacomo, che scende dall'Aquila, è Costa Bacelega, la frazione più alta e più amena del comune di Ranzo .
Il borgo è dominato dalla vecchia chiesa parrocchiale dedicata a S. Bernardo, con a fianco l'oratorio chiuso al culto per le devastazioni subite durante la guerra partigiana. Proseguendo si giunge a Borghetto d'Arroscia , perfetto «borgo su strada», fino all'inizio del secolo scorso chiamato Borghetto dell'Acqua Torta a cagione di un giro improvviso che l'Arroscia, volgendosi a nord, fa intorno al promontorio di Costarossa, per riprendere subito dopo la primitiva direzione di levante. Fu uno dei luoghi della valle, come vedremo più oltre, che nel 1232 si sarebbero uniti per fondare la Pieve di Teco . Poco distante sorge Vessalico , altro centro del fondovalle ricco di costruzioni e portali del tardo medioevo il cui monumento più notevole è la chiesetta di S. Andrea, del XII secolo, piccolo gioiello sperduto in mezzo a boschi e uliveti a un tiro di schioppo sopra il paese lungo la strada per Lenzari. Alla voltata ad angolo retto della strada, appena passato il ponte sull'Arroscia, è l'oratorio della Visitazione, un monumento architettonico di perfetta armonia e sobria eleganza, datato 1778. Su un breve terrazzo, con lo sfondo della collina, il piccolo tempio a pianta poligonale si giova di una collocazione scenografica particolarmente felice.


I portici gotici di Pieve di Teco

Si giunge così a Pieve di Teco , centro e capoluogo di tutta la valle, che, sebbene liguri preromani siano i nomi di molti suoi villaggi, non ha finora rivelato alcun indizio di età romana. Il castello di Teco, già baluardo dei Clavesana, ma forse in precedenza sede di una fortezza bizantina conquistata dai Longobardi, è rimasto efficiente fino al tardo medioevo, mentre oggi altro non resta che il nome e qualche rudere da esplorare.
Nel fondovalle, alla convergenza di alcune delle piu importanti strade «marenche» (che conducono al mare) o «del sale» (erano cosi chiamate anticamente le strade che collegavano il Piemonte con la Riviera), sul lato sinistro dell'Arroscia, si sviluppò il borgo a partire dal XIII secolo, come risulta dalla realtà - leggenda della fondazione ricordata da un cronista locale.
La pianta regolarissima, con ampia strada porticata al centro e una serie di isolati e di abitazioni rinserrati fra le strade trasversali che li dividono («caruggi»), e quella tipica dei luoghi di costruzione genovese.
Degna di rilievo per l'eleganza del disegno e la chiesa parrocchiale di Acquetico, frazione di Pieve di Teco , fino alla fine del XVII secolo denominata Aiguevive per l'abbondanza delle sue acque che rendono il terreno fertile ed irriguo. Nella vicina Nirasca, altra frazione di Pieve di Teco , si conserva una Madonna del XV secolo appartenente alla scuola del Pinturicchio.
La valle rivolta a tramontana, che scende su Pieve di Teco con la statale n. 28, e dominata a levante dal castello di Cartari, in posizione strategicamente unica per i criteri medioevali, chiave ad un tempo dell'alta e della media valle dell'Arroscia ed ha il suo principale monumento nella chiesa di S. Giorgio di Calderara, isolata dal paese e di origine romanica, sebbene in gran parte ricostruita nel tardo medioevo.
La valle è attraversata dall'ardito viadotto che conduce al traforo sotto il colle S. Bartolomeo.


Rezzo: il castello dei Clavesana

La valle attigua è quella della Giara di Rezzo , affluente dell'Arroscia, denominato anche Puglia o Lavina, con Rezzo alla testata, in origine tutta raccolta all'ombra del castello che domina dall'alto.
Una diramazione risale il fianco settentrionale della Valle dove, nei tempi lontani, gli abitanti, per coltivare i cereali necessari al loro sostentamento, hanno terrazzato il declivio.
Ne sono derivate minuscole «fasce» ricavate tra le rocce con terra di riporto le quali stanno a testimoniare l'immane fatica dell'uomo per la sua sopravvivenza.
Quella diramazione conduce a Cenova, piccolo borgo rurale che ebbe notorietà in passato per essere sul percorso di una delle più importanti strade «marenche», quella che per le Prealbe collegava Oneglia con il Piemonte.
Da nord scende a Pieve di Teco la valle del torrente Arogna, altro affluente dell'Arroscia, sulla cui testata sorge uno dei più piccoli comuni d'Italia: Armo , dove, nella cinquecentesca chiesa parrocchiale dedicata alla Natività di Maria, si conserva un trittico su tavola del XV secolo. Il ramo principale del torrente Arroscia risale da Pieve di Teco verso le sue sorgenti, a Pornassio , a Cosio , a Mendatica , a Montegrosso , centri di grande vitalità con agglomerati sparsi adagiati sul pendio rivolto a mezzogiorno.
L'Alta Arroscia costituisce il passaggio obbligato tra l'alta Langa Monregalese e la Riviera, ragione per cui, nei secoli scorsi, le potenze confinanti hanno cercato con ogni mezzo di accaparrarsi diritti concreti sulle zone di transito ed in particolare su Pornassio , una comunità distribuita in diversi nuclei lungo il versante a solatio del colle di Nava. Il borgo, importante centro itinerario sulla strada «marenca» che, come abbiamo dinanzi accennato, scendeva dal valico delle Prealbe per risalire poi a Nava, è ricco di case arcaiche in parte ancora integre ed in parte ristrutturate ma lasciando intatte le capricciose strutture originarie.
Nava sorge in un'ampia conca prativa che si affaccia alla valle dell'Arroscia. Base per passeggiate ed escursioni, e al centro di un sistema di fortificazioni di epoca napoleonica di cui fanno parte i due cosiddetti forti di guardia che incombono sul valico e il forte di monte Escia.
A guardia di tutto l'alto bacino dell'Arroscia sta Cosio . Il borgo compatto a forma di fuso allungato, ricco di androni pittoreschi, e dominato dal vetusto ed elegante campanile romanico cuspidato del XIII secolo. Cosio d'Arroscia offre un'ampia vista sull'alta valle. Già sede di un potente castello feudale oggi scomparso, passò, verso la fine del XIV secolo ai Lengueglia, legandosi così alla Repubblica di Genova.
Articolata su un vasto pendio, con le sue tipiche case di tipo alpino, Mendatica ha, nella sua chiesa parrocchiale dei Santi Nazario e Celso, un altro esempio di campanile del XIV secolo con finestre originarie a bifora rimesse in luce.
Su un breve terrazzo, aggrappato alle boscose falde del monte Monega, in splendida posizione panoramica dominante l'alta valle dell'Arroscia, Montegrosso Pian Latte , con le sue case arcaiche sostenute da oscuri archivolti, conserva integra la caratteristica di antico borgo montano.

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I Comuni della Comunità

Aquila d'Arroscia

Armo

Borghetto d'Arroscia

Cosio d'Arroscia

Mendatica

Montegrosso Pian Latte

Pieve di Teco

Pornassio

Ranzo

Rezzo

Vessalico

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