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Curiosità e tradizioni
Cenni storici
Visitare Dolceacqua
Il territorio
La cucina e i vini
Cenni storici
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Probabilmente già abitata, anche se sporadicamente,
in età preistorica è solo con l'età del
ferro intorno al V sec. a.c. che i primi
abitanti di Dolceacqua ci hanno lasciato
le loro più antiche tracce: i castellari.
Passeggiando nei dintorni di Dolceacqua
si possono scoprire delle autentiche
meraviglie del passato.
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 Loc.
San Bernardo. Segno di esorcizzazione
cristiana in un luogo di culto pagano
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La zona è ricca di reperti archeologici:
pietre lavorate con graffiti; simboli
rituali di influsso celtico ("coppelle"
scavate nella roccia usate forse per
contenere grassi animali, destinate a
rifornire "stoppini" votivi); una tomba
a tumulo (22 m di diametro), destinata
ad un prestigioso principe, simbolo della
devozione dei popolani.
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Feudo dei Conti di
Ventimiglia
fin dal XI secolo, Dolceacqua fu
acquistata nella seconda metà del
secolo XIII da Oberto Doria capostipite
della generazione dei signori di
Dolceacqua. Continuamente
oppressa dalle lotte tra Guelfi e
Ghibellini dalle rivalità tra i Doria
ed i Grimaldi di Monaco nel 1524
si mise sotto la protezione dei Savoia.
Coinvolta nella guerra di successione
Austriaca nel secolo XVIII in quanto
i Savoia si erano alleati con l'Austria
contro Francesi e Spagnoli, capitolò
il 27 luglio 1746 a seguito di un
lungo assedio che distrusse il
Castello
. Nel 1748 dopo la pace
di Acquisgrana i Doria tornavano
trasferendo la loro residenza nel
palazzo attiguo alla chiesa parrocchiale.
Nel 1794 furono ospiti della marchesa
Teresa Doria Buonarroti i generali
Bonaparte e Massena. Con
l'abbandono del castello, le vicende
di Dolceacqua vennero a perdere il
loro principale elemento di vitalità
e prestigio.
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Visitare Dolceacqua
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Visitare Dolceacqua, un paesino di un migliaio
di abitanti, significa fare un tuffo nel
Medio Evo.
Le ripide stradine affiancate
dalle alte case, in apparenza decrepite ma
quasi tutte restaurate, conducono sempre
in alto, passando per ponticelli sotto ai
quali gorgoglia il Nervia e sotto voltoncini,
i tipici "chibi" (da ciibu, cioè scuro) dove
i raggi del sole stentano a scaldare i vecchi
muri.
Lo scorcio panoramico, con il
ponte ad un solo arco e di 33 metri di luce
e le case aggrappate alla rocca dove si erge
il
Castello
, è una visione tra le più caratteristiche
dell'entroterra ligure. A poco
più di 7 km dal mare, il paese possiede uno
dei borghi più affascinanti del mondo, il
Castrum Dulzana
, già citato nel 1177. Faceva parte del sistema
difensivo dei Conti di
Ventimiglia
, che destinava un'arcigna fortezza ad ogni
altura strategica della Val Nervia. Il
termine dialettale Dusaiga, deriva da D'us
Aga, il "dio degli incantesimi" adorato dalle
popolazioni celtico - liguri.
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Il
Ponte Vecchio
è uno degli elementi architetto
nici più eleganti del posto, descritto da Claude
Monet come un gioiello di leggerezza. Esso collega
i due nuclei antichi di Terra e di Borgo. La
chiesa di
San Filippo
, eretta nel XVIII secolo al di là del ponte,
costituisce un monumento interessante dal punto
di vista storico-artistico; la chiesa parrocchiale
è, dal 1902, Sant'Antonio Abate, ma la più antica
pieve è la piccola chiesa di
San Giorgio
, all'ingresso dell'abitato.
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Il territorio
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Dolceacqua è anche storia di uomini che con
fatica hanno costruito le terrazze che si
arrampicano sulle colline assolate in cui
da sempre si producono olio e vino e piu
recentemente fiori, nel rispetto delle più
sane tradizioni contadine. ESCURSIONI:
antiche mulattiere, ancora lastricate, si
arrampicano sulle colline coltivate, in un
ambiente molto interessante sotto il profilo
naturalistico, ricco di erbe e fiori, tipici
della macchia mediterranea e conducono in
breve tempo a belle località e vecchie chiese
(S. Bernardo,
Convento
, Addolorata, "Ca' du maigu") di notevole
interesse.
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La cucina e i vini
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La cucina tipica di Dolceacqua è costituita da
cibi genuini, possibilmente fatti in casa, ma
non per questo meno raffinati e delicati di gusto. Troviamo
prodotti tipici come la salsa di olive, abbinata
a carne, pesce e uova; i pomodori secchi, tagliati
a strisce e lasciati essiccare al sole, poi salati
e insaporiti con erbe aromatiche locali; e ovviamente
non poteva mancare il pesto, un condimento ideale
per la pasta e i minestroni. Ingrediente principale
è il basilico, le sue foglie fresche vengono
accuratamente selezionate e pestate con l'aggiunte
di pinoli, aglio, sale ed Olio Extra Vergine
di Oliva. E ancora, i celeberrimi "ravioli"
(con ripieno a base di erbe di stagione); il
"brandacugliun" (stoccafisso, aglio, prezzemolo,
sale, pepe e uova); le "michette" (tipico dolce
con impasto di farina, olio di oliva, uova, zucchero,
lievito di birra). Questi ed altri prodotti
si possono acquistare nei negozietti locali o
gustare nei ristoranti della zona, tutti ugualmente
validi. Questa zona è rinomata per la notorietà
del vino Rossese di Dolceacqua. E'
un vino rosso di gran corpo ottenuto dalle uve
del Rossese dei comuni di Dolceacqua e limitrofi,
presenta colore rosso rubino granato se invecchiato;
profumo vinoso e intenso; sapore morbido, aromatico,
caldo. Può essere invecchiato fino a 5-6 anni.
Gradazione alcolica 12% vol., va servito fra
i 18-19 gradi C. Adatto per bolliti misti, arrosti,
formaggi stagionati.
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