|
Luoghi e monumenti
L'attuale
Pieve di Teco, a parte le sue recenti espansioni periferiche,
è ancora il borgo antico, privato delle mura, delle quali
rimangono tracce nella parte nord dell'abitato, e di una
porzione di quartieri rivolti verso l'
Arroscia
per aprire la nuova strada di circonvallazione. Rimangono
tuttora molte strutture medioevali: in primo luogo i monumentali
portici gotici, che, sebbene rinforzati e restaurati in varie
epoche, conservano inalterato l'aspetto del borgo antico,
con case originariamente a due piani, poi sopraelevate nel
XVII e XVIII secolo, le quali racchiudono una grazia tutta
particolare e romantica. I portici, fino all'inizio del
secolo, erano pulsanti di vita artigianale e resi pittoreschi
per la manifattura delle calzature, la quale, nella buona
stagione, si svolgeva all'aperto in mezzo a tutte le altre
attività commerciali del paese attinenti all'agricoltura
ed alla pastorizia. La sua funzione commerciale, legata
all'esistenza di valichi per l'alta valle del Tanaro, e testimoniata
dalla quantità delle botteghe medioevali ancora visibili. L'altra
sua funzione, quella di borgo industriale, è a sua volta
provata dai numerosi frantoi e mulini, oggi abbandonati,
che sfruttavano l'acqua dell'
Arroscia
e dei suoi affluenti. Oggi questo mondo è ormai scomparso
e ne rimane solo un pallido ricordo unitamente all'ambiente,
che, a poco a poco, viene riportato alla sua antica dignità.
 Numerosi
portali in pietra e pilastri di antichi loggiati sono stati
messi in evidenza. Le fasi medioevali vengono
fuse, la ove e possibile, con il ripristino del colore tipico
del Sei e Settecento ligure. Su un interessante
bassorilievo cinquecentesco in pietra nera, già nel castello
ed oggi murato presso l'ex convento delle Agostiniane, sorto
sulle rovine di quello, appare l'Agnello e ai lati S. Giovanni
Battista con il cartiglio dell'Ecce Agnus Dei e
S. Caterina di Alessandria con la ruota del martirio. La
pietra è anteriore di un secolo e forse piu rispetto alla
distruzione del castello avvenuta nel 1625 per opera delle
truppe piemontesi, e fu collocata ove oggi si trova nel 1644,
come ricorda una lapide sotto l'Agnus. Risalta
in particolare la porta del «Venerabile Ospitale di S.
Lazzaro della città della Pieve» fondato nel 1402, con
la bellissima Annunciazione che richiama lo stupendo e grandioso
portale: le della collegiata di Tenda, vero blasone della
«scuola di Cenova». Come nell'Hospitium Pauperum
di Pieve di Teco vi è scolpita la stessa Annunciazione e
sopra sono raffigurati i dodici apostoli attorno al Redentore
con la scritta «M. Lazarinus Henricus de S Cenua» e «Petrus
et Bartolomeus Verenses a Cenua». La chiesa
della Madonna della Ripa e un monumento integro del XV secolo,
con colonne tutte in pietra nera, capitelli stilizzati, archi
a sesto acuto a doppia ghiera, tutta rivestita, negli archi
e nelle pareti di stucco dipinto a fasce bianche e nere.
L'ingresso principale fu sicuramente quello laterale
rivolto verso il borgo con il grande portale gotico. Ha pure
quasi integro l'agile campanile cuspidato, tipico del XV
secolo, recentemente restaurato, il quale, con i suoi tre
piani di bifore, da il tono al paesaggio della valle e sembra
voler simboleggiare la nobiltà originaria del luogo. All'interno
la chiesa comunica con l'oratorio dell'Assunta, aggiunto
posteriormente per ospitare la confraternita dei flagellanti.
Esterno al borgo è l'ex convento di S. Agostino,
uno dei rari edifici rinascimentali della zona sopravvissuti
e che abbiano fruito di un saggio ripristino. Il
chiostro del 1478, con i suoi 24 pilastri ottagonali, il
piu vasto e il piu arioso della Liguria occidentale, e dominato
dal bel campanile cinquecentesco a torre con cella a bifore
e coronamento a cupola poligonale, con pinnacoli e lanterna.
L'antica
collegiata di S. Giovanni Battista, riconosciuta una delle
piu insigni della Diocesi, era un ampio e maestoso edificio
a tre navate originarie, con absidi rettangolari proprie
del tardo gotico diffuso nel ponente. Sul lato sinistro una
quarta navata e tante cappelle gentilizie furono aggiunte
successivamente. La tradizione la vuole eretta
nel 1234, ma secondo recenti studi avvalorati dalla scoperta
di una lapide, tale data dovrebbe essere posticipata al 1333.
Nell'anno 1785, minacciando rovina, dopo una
lunga contesa fra restauratori e innovatori, venne abbattuta
per intero. Alcune tracce del settore absidale sono tornate
recentemente alla luce nella struttura della canonica, sulla
destra dell'attuale fronte della nuova chiesa. Sullo
stesso luogo, negli anni 1785/1806, su disegno dell'architetto
Gaetano Cantoni, venne eretta la nuova collegiata a una sola
navata, di stile neoclassico, opera quanto mai originale
e fuori di ogni schema precostituito. II tempio
presenta una stretta facciata con ambulacro e protiro su
pilastri di pietra. Il tutto si svolge nel campanile centrale.
Tre archivolti sorreggono la cupola che s'eleva maestosa
dietro il campanile. Trentadue colonne con capitello corinzio
adornano le pareti. Numerose pitture del genovese Michele
Canzio abbelliscono la cupola e gli archivolti. La scelta
della pianta centrale a triangolo, più che da una ascendenza
ideologica trinitaria, deriva quasi sicuramente dalla necessita
di sfruttare per intero lo spazio disponibile. Percorrendo
una strada selciata in ripida ascesa, si raggiunge il convento
di S. Francesco eretto nella prima meta del XVII secolo,
in bella posizione sovrastante il paese. Poco più in alto
sorge il fitto e suggestivo bosco dei Cappuccini, con alberi
secolari. Su un roccione che si erge a picco
sul torrente e stato eretto nel 1234 il più antico monumento
architettonico, l'oratorio di S. Giovanni Battista. Le
vestigia di una feritoia nel muro perimetrale volto a tramontana
lasciano intendere che la costruzione, successivamente modificata
ed ampliata, quasi sicuramente doveva essere in origine un
fortilizio fatto erigere dai Clavesana nel 1125 quando ebbe
inizio la costruzione del vecchio castello. Gli
affreschi ai lati del presbiterio risalgono alla fine del
'700 e sono opera di Paolo Gerolamo Brusco detto «il Bruschetto»,
allievo del lucchese Pompeo Battoni e della scuola di Antonio
Rafael Mengs. Fra le sculture spiccano, nella chiesa parrocchiale,
la bella statua marmorea della Madonna del Rosario e il magnifico
Crocifisso ligneo che domina l'altare maggiore, entrambi
opere di Bernardo Schiaffino, le statue lignee della Madonna
del Carmine e dell'Assunta, lavori pregiatissimi di Anton
Maria Maragliano.
 Dello
stesso Maragliano e il gruppo ligneo «Battesimo di Cristo»
e il Crocifisso conservati nell'oratorio di S. Giovanni Battista.
La bella cupola michelangiolesca e la grandiosa
loggia della chiesa delle Agostiniane, oggi Teatro civico,
furono edificate nel 1664 su disegno del valente pittore
pievese Giulio Benso, allievo del Paggi. Fra
le pitture, che danno maggiore lustro alle chiese cittadine,
primeggiano appunto quelle del Benso e, fra queste, il quadro
dell'Assunta sull'altare della Madonna della Ripa. Sempre
del Benso sono le tele «Tentazione di S. Antonio» e «Martirio
di S. Sebastiano» nonché le due tavole dei Santi Crispino
e Crispiniano e di S. Rocco, tutte nella chiesa parrocchiale
dove pure si conserva, oltre alla «Via Crucis» del Bruschi,
un prezioso quadro di autore ignoto raffigurante S. Francesco
da Paola. Un'anonima ancona cinquecentesca costituita
da un polittico rappresentante S. Giovanni Battista, S. Pietro
e S. Giovanni Evangelista con l'Ecce Homo fiancheggiato da
due angeli, recentemente restaurato a cura della Soprintendenza
delle Gallerie, già conservata nell'oratorio del Battista,
oggi e esposta nel museo diocesano di Albenga, dove pure
si conserva una Coena Domini del Domenico Piola, già nella
chiesa di S. Agostino e poi nella sacrestia della collegiata.
|