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Curiosità e tradizioni
Il
visitatore che arriva a Pontedassio da Oneglia o dall'alta
valle Impero fatica non poco a distinguere i nuclei più antichi
della cittadina: e ciò a causa della crescita edilizia recente,
che ha unificato e amalgamato i diversi rioni forse più di
quanto non abbia fatto, a partire dal secondo quarto del
XIX secolo, l'apertura della nuova carrozzabile per il Piemonte.
Pontedassio rivela in realtà i suoi tesori nascosti,
per quanto sfigurati dal tempo, soltanto al visitatore tranquillo
e curioso che abbia la pazienza di interrogare e decifrare
i segni della storia. Essi sono celati quasi per
dispetto nel vivo tessuto di un centro storico che le esigenze
della viabilità contemporanea emarginano sempre più, ogni
giorno che passa. Quando vi si transita in auto, si ha
l'impressione che il paese risalga tutt'al più al secolo
scorso: la stessa parrocchiale, dall'apparenza di un chiesone
barocco, e stata costruita alla fine dell'800, e nessun palazzo
che si affaccia su via Torino sembra denunciare una particolare
antichità. La realtà è ben diversa, e basta
fare un giro nelle viuzze tra la statale e l'Impero per rendersene
conto: carrugi ripidi, passaggi voltati, edicole segrete,
case medievali dissimulate in strutture più recenti svelano
la dignità passata di un importante nodo di fondovalle, le
cui sorti, come oggi, dipendevano da una frequentata via
di transito e di commercio. E ben pochi, allo stesso modo,
potrebbero scommettere che poco a monte della carrozzabile,
fasciata da edifici ben più recenti e dimessi, possa miracolosamente
offrirsi agli occhi una splendida casa duecentesca dal paramento
in pietra eccezionalmente conservato: altro piccolo gioiello
celato nel cuore di una cittadina da scoprire passo dopo
passo, e ancora, per certi versi, assai misteriosa.
Percorrendo le strade di Pontedassio, e tenendo
d'occhio la carta topografica, si scopre che gli agglomerati
edilizi più antichi sono da individuare lungo l'attuale via
Garibaldi, parallela al corso d'acqua (il quartiere popolarmente
detto «Sciangai»), col retrostante «caruggetto», e nel rione
Borganzo, a monte di via Nazionale. Sono questi gli unici
complessi che ancora conservino tracce cospicue di murature
e portali databili fra XII e XIII secolo. Un nucleo arroccato
si abbinava quindi ad una seconda borgata che doveva la sua
prosperità al passaggio della strada di fondovalle e alla
presenza di un ponte sull'Impero: entrambi i rioni dovevano
già aver raggiunto un discreto grado di sviluppo nel pieno
XIII secolo. Forse fin da allora la chiesa parrocchiale
(separatasi da San Michele di Bestagno, pero, solo nel 1571)
fungeva da cerniera fra le due borgate, visto che il vecchio
edificio sorgeva all'incirca sul luogo dell'attuale. Più
recente sembra l'origine delle Case Soprane, un nucleo rurale
raccolto sul primo tratto della strada per i Monti, e del
Borghetto, abbarbicato sulla riva destra dell'Impero sotto
Bestagno. L'apertura della via carrozzabile per
il Piemonte, in piena Restaurazione, sconvolse i tradizionali
assetti viari ma favorì un nuovo e diverso sviluppo urbano,
che si concretizzò in forme magniloquenti: cosi, furono innalzate
molte ampie e dignitose abitazioni ai lati della strada,
e venne edificato, soprattutto, il nuovo palazzo municipale,
aperto su una piazza defilata rispetto al percorso di via
Nazionale, ma destinata a diventare il nuovo polo d'attrazione
della vita comunitaria. La cittadina ha assistito
nel Novecento ad un'espansione edilizia continua, che ha
trovato sfogo soprattutto verso valle e attorno alle Case
Soprane. A nord, se si esclude l'infelice episodio rappresentato
da un massiccio condominio degli anni '60, i limiti dell'abitato
sono ancora quelli fissati nel secolo scorso. La
schiera di case affacciate sull'Impero ha peraltro mantenuto
in gran parte la volumetria e le coordinate originarie, sebbene
non sempre i caratteri architettonici dei vari edifici siano
stati scrupolosamente rispettati. Molti di essi, d'altronde,
sono ancora in attesa di un vero recupero conservativo.
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