Luoghi e monumenti

Cenni artistici

Nella seicentesca chiesa parrocchiale dedicata a San Martino Vescovo, si conserva una bella vasca battesimale in pietra nera e, nella sacrestia, i resti di un polittico anonimo del '500.


Il Santuario di S. Bernardo, nei pressi di Lavina

Su un poggio dominante la vallata, a poco più di due chilometri dal paese, sorge il santuario della Madonna del Santo Sepolcro, in stile romanico, è uno dei monumenti più importanti della valle Arroscia.
Il rosone della facciata, impreziosito da archetti e colonnine, è ricavato da un unico blocco di pietra.
L'interno, ad archi ogivali, contiene importanti opere d'arte.

Oltre al ciclo di affreschi di Pietro Guido da Ranzo raffiguranti scene della vita di Gesù e un polittico su tavola dello stesso autore, in una grande nicchia campeggia il gruppo marmoreo rappresentante la Madonna con il Bambino, vero capolavoro di Filippo Parodi, allievo del Bernini (secolo XVII).
A Cénova, oltre ai numerosi portali, capitelli ed incisioni in ardesia, frutto dell'unica scuola di «lapicidi» esistente nel ponente ligure (1400), e degno di nota, nella chiesa parrocchiale, il dipinto ottagonale posto sul fonte battesimale, raffigurante il Battesimo di Gesù, che si fa risalire alla scuola di Raffaello.
Non trascurabile l'affresco rinascimentale sulla lunetta frontale della cappella che sorge nella parte alta del paese.
Del vecchio castello, eretto a monte del borgo intorno al secolo XII e distrutto nel 1672, rimangono in alto due torri e pochi resti di muratura.
Sussiste invece, trasformato in abitazione, il nuovo castello fatto erigere dai Clavesana alla fine del '600 in posizione dominante il paese e l'intera vallata.
E' un edificio a p ianta quadrangolare con ai quattro angoli le garitte pensili che gli conferiscono il caratteristico aspetto di fortificazione.
Si conservano intatte l'antica cucina, il granaio, la cantina e il locale adibito a corpo di guardia.
Il ponte levatoio è stato sostituito da un passaggio in muratura e nel sotterraneo esistono ancora la prigione e il passaggio segreto.

 

Il bosco di Rezzo


La "Fontana delle ciliegie", nel bosco di Rezzo

Il bosco di Rezzo, uno splendido esempio di faggeta pura, è un bosco di grande interesse e fama, sia per la sua estensione, valutata da un rilievo del 1886 pari a 527 ettari, sia per la maestosità degli elementi arborei che lo compongono.

Si sviluppa tra i 900 e i 1400 metri di altitudine, occupando il versante nord orientale dello spartiacque che dal Monte Monega (1881 m.) scende al Passo della Mezzaluna (1454 m.) e al Passo di Teglia (1387 m.).
Il clima ideale delle faggete è persistentemente umido senza oscillazioni termiche molto pronunciate: quindi questi boschi si pongono alla soglia del piano montano ma in quegli ambiti dove si realizzano condizioni climatiche equilibrate. Nelle faggete pure i singoli alberi crescono slanciati e poco ramosi.
Nella faggeta di Rezzo le piante più maestose (altezze superiori ai 30 m.), si possono trovare principalmente nell'area centrale e in quella posizionata a nord.
Il sottobosco, nella sua penombra, alberga solo poche specie arbustive quali il Pungitopo, il Tasso, l'Agrifoglio. I Muschi e i Licheni hanno altresì grande sviluppo.
Fra il tappeto di foglie spuntano erbe rade talora fiorite con corolle bianche o rosate come quelle dell'Acetosella e del Geranio nodoso o gialle come quelle dell'Anemone ranuncoloide.
Tipica della faggeta è l'Orchidea nido d'uccello. Il suo colore bruno rivela la mancanza di clorofilla ed infatti essa si nutre a spese delle sostanze marcescenti su cui vive.
Molte specie a fioritura precoce approfittano, in primavera, dell'Assenza dell'ampia chioma dei faggi per aprire le loro corolle ai primi tiepidi raggi di sole che, attraversando i nudi rami, scaldano il terreno.
Ecco allora che il sottobosco si ravviva con i colori rosa del Dente di cane, bianco del Bucaneve e del Campanellino, azzurro della Scillabifolia.