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Curiosità e tradizioni
La storia
L'antico nucleo si era sviluppato sul mare, con le case quasi
sulla spiaggia, anche se la sua pieve, un tempo intitolata
a San Maurizio e considerata il monumento più importante
della zona per secoli, si trovava più arretrata rispetto
alla linea di costa, sotto l'attuale Aurelia. Autonomo
dal '54 e separato da
Santo Stefano
, cui peraltro fu legato sia in epoca romana che in quella
medievale, il comune di Riva si estende per soli 2,10 kmq
su un tratto di costa di 2300 metri. I nuovi agglomerati
si sono quindi "arrampicati" all'interno verso i confini
con
Pompeiana
.
Sul lato mare si trova tra
Santo Stefano
e
Taggia
, il comune con il quale è in corso da quasi cinque secoli
una questione per la località Prati Superiori, incuneata
tra i due territori, sulla sponda sinistra dell'Argentina.
Da un manoscritto dei primi del Seicento risulta
che Riva fu distrutta dai pirati di Dragut nel 1551 e i suoi
giovani fatti prigionieri. Questo avvenimento fu catastrofico
per le speranze dei Rivesi che a quell'epoca stavano per
affrancarsi dalla dipendenza da
Taggia
e che furono invece costretti a rimanervi per altri due secoli
e mezzo, fino alla Repubblica Ligure nel 1797. Dato
che Riva era stata unita a
Santo Stefano
ai tempi del dominio dei Benedettini, ma aveva rapporti commerciali
con Taggia, della quale era praticamente lo scalo marittimo,
nell'antichità era nominata sia come Riva di Santo Stefano
(Ripa Sancti Stephani) che come Riva di Taggia (Ripa Tabiae).
Come approdo commerciale di barchi, vascelli,
tartane e leudi che trasportavano vino, olio e altri prodotti
locali in Liguria, in Provenza ed anche fino a Roma, Riva
ebbe importanza solo finché ebbe funzione di scalo marittimo
di Taggia.
Quando alla fine del Settecento fu pronta la carrozzabile,
fu Arma a sviluppare il suo abitato e a costruire un proprio
porto merci. All'inizio dell'Ottocento decade
la marineria di Riva e il primo censimento del Regno d'Italia
registra circa 700 abitanti, quasi tutti dediti all'agricoltura
o al trasporto con muli. Dopo un periodo di crisi
in cui molti emigrarono verso la Francia e le Americhe, si
delineo un incremento demografico dovuto ad una forte immigrazione,
principalmente dagli Abruzzi, dalla Calabria e dal Piemonte.
Gi abitanti sono attualmente circa 3000. L'agricoltura
rivese ebbe dei mutamenti durante i secoli, dalla coltura
dell'olivo che ha il periodo aureo nei secoli XVII/XIX e
termina con la 1^ guerra mondiale quando furono abbattuti
gli alberi per farne legna da ardere. Per un
certo periodo nel Cinquecento i vigneti locali diedero un
vino squisito e profumato e poi quasi scomparvero, come scomparsi
sono gli agrumeti, coltivati intensamente fino all'Ottocento.
Fino a pochi decenni fa erano i cereali a determinare
i raccolti dove oggi troviamo le aziende floricole. Serviva
molta acqua da irrigazione e il pozzo pubblico coperto in
via Giardino è il superstite delle decine che esistevano
sparse nelle zone "braje" (per "braje" s'intendeva acqua
di sottosuolo estratta con un sistema di "noje", il cui meccanismo
era azionato da muli). I fiori coltivati nel
territorio sono crisantemi, lilium, garofani e le serre occupano
una percentuale di spazio veramente notevole. L'industria,
a parte quella edilizia, è quasi nulla mentre il terziario
rivese assorbe anche le esigenze dei comuni vicini più piccoli.
Ora prevale il turismo; sono pochi gli esercizi
alberghieri ma è fiorente il settore delle seconde case.
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