|
Curiosità e tradizioni
SANREMO IN GENERALE
UN PO' DI STORIA
SANREMO IN GENERALE
Quella terra tra Italia e Francia "La felicità e poter
seguire, passeggiando e scrivendo, i propri pensieri in una
località stupenda – e Sanremo è veramente bellissima
– senza essere tormentato dalle preoccupazioni quotidiane...".
Così scriveva nel 1934 il filosofo Walter Benjamin, appena
arrivato nella città rivierasca, all'amico Alfred Cohen.
E il segreto del fascino sanremasco è in gran parte svelato
da quell'inciso: "Sanremo è veramente bellissima", ma non
solo: i visitatori più attenti sono intrigati dalle particolari
caratteristiche della zona, dove le antiche tradizioni liguri
si fondono con un brillante tono cosmopolita. La
Riviera dei Fiori, di cui Sanremo è capitale, e La Costa
Azzurra, in un certo senso si compenetrano in virtù di fitti,
costanti scambi culturali e sociali. L'immagine
più rappresentativa è quella costituita dai paesi della costa,
dove i primi viaggiatori stranieri, dalla fine dell'Ottocento,
accorrevano numerosi a crearsi un piccolo paradiso privato,
e lungimiranti uomini d'affari costruivano grandi alberghi
spesso ancor oggi attivi. Ma alle spalle dell'animato
prospetto costiero esistono le colline "sottovetro" con una
straordinaria varietà di fiori, e le vallate, dove si coltiva
ancora la vite, e dove il frutto degli oliveti si raccoglie
sulle grandi reti di plastica tese lungo le fasce. Oggi,
se è vero che il maggior apporto turistico viene dai grandi
alberghi sul mare, i visitatori hanno imparato a conoscere
ed amare anche le frazioni di Sanremo: Bussana Vecchia,
morta e resuscitata, San Romolo, Poggio e Verezzo, Coldirodi,
con la sua pinacoteca lasciata da Paolo Rambaldi ai compaesani e da
loro gelosamente difesa anche dalle rapine di guerra. Tutti
luoghi dove caratteri mediterranei e montani si fondono gradevolmente,
come è tipico dei tanti paesini dell'entroterra sanremese,
bellissimi da visitare magari seguendo le numerose strade
ex militari di fine Ottocento che fanno capo a monte Ceppo,
come la San Romolo-
Perinaldo
o la
Baiardo
Apricale
. Il territorio di Sanremo offre così molteplici
aspetti, oltre a quello piu evidente degli hotel di gran
lusso, del Casino, del Festival della canzone: c'è l'importante
settore della floricoltura, il versante sportivo, con
il rally e la mitica Milano-Sanremo, ma anche il golf,
il tennis, la vela, la pesca subacquea e l'ippica, sempre
piu seguiti; poi il turismo d'affari, i congressi, le
esposizioni. La città è divisa in due
zone nettamente contrastanti, quella moderna, sviluppatasi
dall'Ottocento a oggi, e la parte storica, la
"Pigna", dove, tra archi in pietra viva e carruggi,
si respira ancora odor di medioevo. I due
corsari di Salgari a guardia della città
Sono due corsari a racchiudere in un abbraccio di circa
8 km in linea retta tutta Sanremo: dalla cima del monte
Bignone che con i suoi 1,300 m domina il paesaggio dell'entroterra,
si dipartono due dorsali che terminano nel mare, a ponente
con Capo Nero e a levante con Capo Verde;
i promontori, che hanno lo stesso nome dei famosi
fratelli salgariani, delimitano un'insenatura esposta
a mezzogiorno e protetta alle spalle da una serie di
colline digradanti, dove scorrono i torrenti San Martino,
San Francesco, San Romolo, Foce; sono queste valli perpendicolari
alla costa a favorire l'afflusso benefico dell'aria marina
verso l'interno, mentre i rilievi piu alti, con i 2,200
m del Saccarello, dove in inverno si scia, proteggono
la città dalle fredde correnti del Nord, e le colline
concludono l'opera mitigando i venti provenienti da ogni
direzione: maestrale, tramontana, grecale. Il territorio
comunale prosegue per un tratto oltre Capo Verde,
nella parte finale della valle dell'Armea, e, comprese
le cinque frazioni, si estende per 54,68 kmq di cui solo
5,5 sono urbanizzati. Grazie alla sua posizione,
frutto di uno straordinario concorso di cause naturali,
Sanremo gode così di un clima straordinariamente mite
e, soprattutto, costante: la pioggia vi è quasi sconosciuta
(meno di 750 cm l'anno), la temperatura media oscilla
fra i 12 gradi invernali e i 23 estivi, con
un'escursione di soli 14,4 gradi fra il periodo piu freddo
e quello piu caldo. Situazione ideale per
fare della città la capitale del turismo di ogni stagione,
e per creare l'habitat che ha permesso lo sviluppo di
specie vegetali provenienti da ogni parte del mondo.
Sono i "fiori del mare" che vediamo nelle
serre e nei tanti parchi e giardini della città, ricchi
di una flora sorprendente per varietà e composizione.
Per tre leghe il profumo del fior d'arancio
Il 6 giugno 1753 l'ingegnere militare Matteo Vinzoni
era intento a rilevare i confini tra Sanremo e Coldirodi
quando scoppio la rivolta dei sanremesi contro la Repubblica
di Genova; il Vinzoni, subito preso prigioniero, arrivò
ad un passo dall'esecuzione capitale, e riuscì a riavere
la libertà solo una decina di giorni dopo, quando le
truppe genovesi soffocarono i propositi autonomisti della
cittadina.
La brutta esperienza non ha compromesso l'obiettività
del grande cartografo; in un manoscritto di pochi anni
dopo egli ci parla di Sanremo come di una terra straordinariamente
ricca, con belle coltivazioni di cedri, limoni, aranci,
palme e olivi, i cui frutti vengono esportati in gran
parte d'Europa. Soprattutto gli agrumeti
e gli oliveti costituiscono, fin dall'antichità, la ricchezza
principale del territorio; il profumo che emanava dalle
piantagioni di aranci e mandarini affascino un'autorevole
turista ante litteram, la regina di Polonia, che nel
'600 visito la zona durante un lungo viaggio attraverso
l'Europa. Nelle sue note di viaggio la nobildonna
indica Sanremo come un luogo delizioso, dove il profumo
di fiori d'arancio si spande "per tre leghe". Non
è raro trovare nei diari dei gentiluomini francesi che,
sempre nel Seicento, si spingevano sulle coste liguri,
accenni entusiastici alla bellezza di questa cittadina
incastonata al centro di un golfo benedetto dalla natura.
Ma è l'inglese Tobias George Smollet, nel
suo "Viaggio attraverso la Francia e l'Italia" del 1765,
il piu convinto "testimonial" di una Sanremo turistica,
Quando lo scrittore approda in barca a Sanremo, nel nuovo
forte sul mare (il Santa Tecla, oggi adibito a carcere)
è stanziata una guarnigione di 200 genovesi, rimasti
a "tenere a dovere" i sanremaschi dopo i fatti del '53;
lo Smollet, pur lamentandosi, anche comicamente, di certi
disagi relativi a cibo e alloggio, scrive che la cittadina
offre uno spettacolo meraviglioso, e non rimane insensibile
nemmeno ai "begli occhi" delle donne del post. Già
all'inizio del secolo successivo, complici anche le pagine
del "Dottor Antonio" di Ruffini, i turisti cominciarono
ad affluire: un trend in costante ascesa, destinato ad
un momento d'oro, la "Belle Époque" di Sanremo, i cui
risultati sono ancora oggi leggibili nell'aspetto delle
ville, dei palazzi, dei parchi e giardini della città.
Indietro
UN PO' DI STORIA
Quando il rinoceronte correva nella piana dell'Armea c'è
stato un tempo, forse 30, forse 60 mila anni fa, in cui il
cacciatore del ponente ligure doveva affrontare ben altro
che i cinghiali: il suo "coinquilino", l'orso delle caverne,
aveva un pessimo carattere, arrivava a tre metri di lunghezza,
ed era fornito di zanne adeguate a un testone di tutto rispetto
(il maggior cranio d'orso rinvenuto in Liguria misura 47
cm dalla nuca al naso). Anche quando era indebolito
dal lungo letargo non costituiva certo una facile preda,
specie se la sola arma a disposizione era una selce scheggiata.
Nel territorio di Sanremo la piu antica testimonianza
di homo erectus, ritrovata a Bussana nella grotta della Madonna
dell'Arma, risale all'ultima glaciazione quaternaria. Prima
di questo periodo l'aspetto della Liguria non era molto diverso
da quello attuale, ma il mare risultava piu alto di una decina
di metri; in seguito vi fu un abbassamento del livello marino
di quasi trenta metri che determino il formarsi di una fascia
costiera con un clima adatto alla fauna tropicale, e qui
che si svilupparono, oltre all'orso della caverne,
una varietà di animali che oggi ci appare quasi incredibile:
il leone, il leopardo, 1a pantera, la iena, l'elefante
"antico" e perfino il rinoceronte di Merck e l'ippopotamo,
che probabilmente sguazzava nelle paludi alle foci dell'Armea
e dell'Argentina, mentre nelle foreste sulle colline vivevano
cervidi e bovidi, Attorno al 1960 si effettuarono degli scavi
lungo il versante orientale della collina della Pigna, non
lontano dal torrente San Francesco, e il risultato fu un'insperata
quantità di manufatti, per lo piu raschiatoi e coltelli di
forma particolare, detti "a dorso abbattuto". In tutto
circa 3000 straordinari pezzi di quel periodo in cui l'uomo
di Neanderthal cominciava a spingersi sulle spiagge, dove
avrebbe abitato in permanenza nei millenni successivi; molti
di quei reperti sono oggi visibili nelle sale del Museo Archeologico
di Sanremo a palazzo Borea d'Olmo, testimoni tangibili
della costante evoluzione nel costruire gli arnesi e nel
mettere a punto le tecniche di caccia dei nostri progenitori.
A
Baiardo
le ultime tracce della cultura celto-ligure Intemeli e Ingauni,
le antiche popolazioni del ponente ligure, contennero le
invasioni dei Greci, ma non riuscirono a impedire l'ingresso
di gruppi provenienti dal centro Europa che, in maniera per
lo piu pacifica, si fusero con la popolazione locale, dando
origine a ceppi celti-liguri. Stessa cosa avvenne in Provenza,
e anche da questa terra vi furono migrazioni verso la costa
ligure. Certe feste dei paesi dell'entroterra conservano
ancora tracce degli antichissimi retaggi: a
Baiardo
, paesino circondato dai boschi a poco piu di 20 km da
Apricale
, si celebra da secoli, in concomitanza con la Pentecoste,
la "festa della barca", una sceneggiata cantata, danzata
e mimata che racconta una tragica storia d'amore. C'è
chi dice si ricolleghi ai riti druidici; quel che e certo
e che le composizioni musicali che accompagnano il ballo
hanno un'inconfondibile origine provenzale.
Dal 180 a.C. i Romani, invasori vittoriosi, sovrapposero
la loro cultura a quelle preesistenti; Sanremo divenne
allora Villa Matutiana, dal nome della dea dell'aurora
o, piu prosaicamente, dalla gens Matutia, un'importante
famiglia locale, La scoperta, sotto l'attuale via Cappuccini,
di una necropoli databile a poco prima del 100 d.C. (reperti
sono visibili al Museo Archeologico di Sanremo), ha permesso
di individuare nella bassa collina detta "il Piano", la sede
del nucleo piu antico della Sanremo romana. I resti di due
ville rurali dell'epoca hanno fornito dati sugli usi e l'organizzazione
sociale degli antichi inquilini: quella che sorgeva allo
sbocco del torrente Foce, risalente al III secolo d.C., nota
oggi come Villa Matutiana, possedeva un proprio complesso
termale. Ma il sito piu affascinante è quello corrispondente
al colle di
San Siro
, dove sorge il Battistero costruito in epoca barocca; in
questo luogo, ritenuto sacro all'epoca dell'occupazione romana
(ma quasi certamente terreno sacro o "magico" già da prima),
si sono trovate tracce di costruzioni erette le une sui resti
delle altre, per secoli e secoli fino al declino de1l'impero,
Nella cappella a destra del Battistero, una scala che scende
sotto il livello del pavimento permette di visitare la zona
archeologica. In piena Sanremo, ai piedi
della Pigna, circondata da un'aiuola, svetta la Torre
della Ciapela. E' una massiccia costruzione
in pietra che faceva parte delle mura della città. La
maggior parte dei sanremesi la chiama "Torre dei Saraceni",
e in effetti la fortificazione fu costruita attorno al '500
come difesa contro gli assalti barbareschi. Le
invasioni di queste tribù arabe, convertitesi all'Islam attorno
al 630 e divenute un micidiale esercito in marcia verso il
bacino del Mediterraneo, segnarono per sempre l'intera storia
della Liguria occidentale. Nell'838 i pirati investono
Ventimiglia
mettendo a ferro e fuoco il territorio tra il Roja e il Nervia
(ne fa cenno anche Gerolamo Rossi nella sua storia di Sanremo);
nell'891 investono Villa Matutiana trasformandola
in un cumulo di rovine, poi tocca a
Taggia
e
Oneglia
, in un'escalation destinata a portare gli infedeli fino
a Genova, che v'erra saccheggiata nel 935. Ma
volendo assumere lo scomodo ruolo di avvocato del diavolo,
occorre riconoscere che le scorrerie e le invasioni dei pirati
erano favorite dalla tendenza dei principi locali a farsi
guerra fra di loro piu che a ostacolare i seguaci di Maometto,
e che molti disastri attribuiti a costoro erano in realtà
opera di combattenti "cristiani" che facevano lega con l'invasore
per i soliti interessi privati. E se il ricordo degli orrori
saraceni rimane ancora nelle leggende liguri, e a loro che
si deve peraltro la costruzione di un'ampia rete di strade,
l'introduzione nel nostro territorio della ruota ad acqua
per i mulini e di colture prima sconosciute come il pero,
il susino e, appunto, il grano saraceno. Qualcosa
di piu, forse, dobbiamo a questi feroci predoni, che a distanza
di secoli ci ricordano ancora le loro calate in Liguria anche
attraverso i capelli corvini e la pelle olivastra di tanti
bei discendenti ponentini, meglio francesi e sabaudi piuttosto
che i genovesi.
Nel '400 Sanremo era "convenzionata" con Genova,
faceva cioè parte di quelle città e borghi della riviera
ponentina che avevano patteggiato, facendo di necessità virtù,
una forma di sottomissione con la città piu forte; si trattava
comunque di paesi "federati" e non "sudditi", e le spinte
autonomistiche di Sanremo, come pure di Albenga,
Ventimiglia
e altre località della costa occidentale, spesso raggelavano
i rapporti con la "Dominante". Il porto di Sanremo,
unico scalo di una certa importanza nell'estremo ponente
ligure, tra il medioevo e l'età moderna fece in un certo
senso le spese della diffidenza genovese verso una possibile
concorrente commerciale, per giunta così poco mansueta. Sin
dalla prima meta del XIII secolo i sanremaschi lavorarono
alacremente per migliorare le strutture di quello che inizialmente
era un molo di modeste dimensioni, destinato soprattutto
a protegge il bacino dalle correnti. Nel corso del secolo
successivo l'attività commerciale della zona aumento; il
porto doveva crescere e divenire piu solido, anche come protezione
contro i pirati, ma Genova prese a frapporre ostacoli di
vario genere all'edificazione di nuove strutture. Tra
l'altro, come faceva giustamente osservare la città convenzionata,
un valido approdo in zona sarebbe stato utilissimo alle galee
genovesi in cerca di una postazione avanzata verso la Francia.
Le concessioni per il porto erano pero per il
governo della metropoli un'efficace arma di ricatto verso
i sanremesi: permessi e proibizioni (e pesanti gabelle) si
alternavano in base al comportamento degli irrequieti rivieraschi.
Questa catena politica peso sulla città in modo
evidente dall'inizio del XIV secolo fino alla fine del XVIII,
e contribuisce a spiegare perché i sanremaschi accoglievano
a braccia aperte chiunque potesse presentarsi come un "liberatore"
da Genova, fossero i sabaudi o addirittura, come alla fine
del Settecento, l'esercito francese. II campanile
mozzato per punire i rivoltosi Lo strano "campanile mozzo"
della
basilica di San Siro
(la parte terminale e stata ricostruita nel dopoguerra in
un discutibile stile pseudo barocco) e legato al ricordo
di giorni di sangue per gli antichi sanremaschi, Nel 1753,
in seguito al trattato di Acquisgrana che restituiva a Genova
gli antichi domini, un commissario della Repubblica veniva
inviato dal senato a vegliare sulla fedeltà di Sanremo. Il
borgo di Colla (l'odierna Coldirodi), però, grazie anche
alle pressioni del commissario Giuseppe Doria, chiedeva di
staccarsi dall'amministrazione comunale di Sanremo per passare
sotto quella genovese. Genova, allora, ne approfittò inviando
il generale Vinzoni affinché determinasse i nuovi confini
tra le due città. I Sanremesi non vollero accettare
l'imposizione che sapeva di beffa ed entrati nelle sale del
Comune, dove il commissario genovese e il consiglio comunale
stavano trattando, insorsero in nome della libertà. Il
campanile della chiesa di San Germano chiamo tutto il popolo
a raccolta e una legazione venne inviata in Piemonte a chiedere
la protezione sabauda contro Genova, mentre sia il Doria
che il Vinzoni venivano arrestati. Fu istituito il Magistrato
della guerra per organizzare la difesa in attesa dei soccorsi
piemontesi che, invece, non arrivarono affatto. Era
il 12 giugno, il giorno dopo comparve in vista di Sanremo
una piccola flotta che non prometteva nulla di buono; erano
i genovesi guidati dal generale Agostino Spinelli, che intimava
la resa entro due ore pena la messa a ferro e fuoco della
cittadina. Stretta la città in una morsa, lo
Spinelli propose di concedere salvi l'onore, la vita e i
beni in cambio della deposizione delle armi, ma sottoscritte
le condizioni i Sanremesi si ritrovarono in balia dei soldati
genovesi e del loro comandante. Benché ottenute
le notevoli somme di denaro richieste, il generale genovese
imprigiono e mise ai ceppi i capi della rivolta, abolì gli
statuti comunali e distrusse gli stemmi cittadini che si
trovavano nelle chiese e sui pubblici edifici. Fece
saccheggiare Borgio e Verezzi e, non contento, deturpo la
chiesa e il campanile di San Siro privandolo della sua gloriosa
campana e demolendo la torre: era proprio il giorno in cui
Sanremo avrebbe dovuto festeggiare il patrono San Siro. Dopo
quattro secoli di dominazione genovese, nel 1797, sulle ali
della Rivoluzione francese, Sanremo diveniva, con la costituzione
della Repubblica Ligure, sede del Distretto delle Palme che
si estendeva con i suoi 10 cantoni sino a Ventimiglia. E
nel volgere di pochi anni, grazie alle conquiste napoleoniche
e alla formazione dell'impero francese, riusciva ad affrancarsi
dalla sudditanza nei confronti della Superba. L'importanza
della Campagna d'Italia, in questo contesto, fu determinante;
Sanremo, d'altronde, rappresentava strategicamente un
corridoio naturale verso il Piemonte e allo stesso tempo
la via per un'eventuale ritirata dei ventimila uomini dell'armata
d'Italia agli ordini del generale Massena. Nel
1805 una delegazione composta da patrizi locali si era recata
a Genova per ossequiare il grande Corso, re d'Italia, e ringraziare
il sovrano della scelta di Sanremo quale centro amministrativo
e sede della sottoprefettura, "Maire" e cioè sindaco e presidente
del circondario era stato nominato il marchese Tommaso Gio
Batta Borea d'Olmo. Elevato al rango di sottoprefetto, fu
proprio per volere di lui che nel santuario della Madonna
della Costa il vescovo di Albenga, monsignor D'ANIA, benediceva
e collocava in un'apposita cappella, dopo una solenne cerimonia,
un quadro a dir poco inusuale: l'immagine di un fantomatico
San Napoleone. Al di là di queste paradossali
manifestazioni, si deve al rinnovato fervore della nuova
amministrazione, che vantava elementi francesi e italiani
al suo interno come il Borea stesso, il Laforet e il Chesepot,
la progettazione della strada litoranea di cornice che doveva
cambiare il volto, con il suo completamento in età risorgimentale,
di questo lembo di Liguria: finalmente il mare non avrebbe
piu rappresentato, assieme alle mulattiere ed ai sentieri,
l'unica via di comunicazione per i viaggiatori ed il trasporto
delle merci.
Così la dolce vita nella Sanremo fine secolo quando si bagnavano
nelle acque cristalline della spiaggia dell'Arenella, tuffandosi
per divertimento dalla rotonda dello stabilimento che si
adagiava placida tra le spume delle onde frangenti, i signori
aristocratici o borghesi erano soliti intabarrarsi, dopo
il rituale effluvio, in candidi accappatoi di spugna, accollati
e lunghi fino alle caviglie. Erano i tempi del
caffè Venezuela, il piccolo ma frequentatissimo ritrovo degli
sportivi, della edificanda via Verdi (la via "delle arie",
come diceva una facezia dell'epoca) del concorso ginnico
di Nizza del 1910, quando la locale squadra della "Speranza"
guadagno una messe di premi. Epoca di mondanità
e di spettacoli presso il Circolo Mandolinistico Euterpe,
delle applauditissime rappresentazioni filodrammatiche realizzate
dall'Unione Cristiana dei Giovani di corso Umberto, di colletti
alti quattro dita, di ghette bianche e scarpe di lustrino,
dei giornali fra due stecche, del cinematografo Marconi gestito
dal sanremese Moraglia, del sindaco Orazio Raimondo che inaugurò
il 26 aprile del 1908 di fronte ad una fiumana di gente,
accorsa da ogni parte della Riviera, il monumento a Garibaldi,
opera dello scultore Leonardo Bistolfi. L'epoca
della "Gazzetta di Sanremo" sulle cui pagine inizio e affino
la sua vis polemica Luigi Arnaldo Vassallo che di li a poco
doveva diventare il famoso Gandolin, la penna piu acuminata
che la Liguria abbia mai avuto. La cittadina
divenne città, meta di ospiti graditi e prestigiosi, i piccoli
caffè e le modeste osterie della Pigna si ritrovarono colme
di dehors e di swinganti orchestrine. Ogni tanto un sovrano
di un paese lontano, come il re del Siam nel maggio del 1907,
scendeva dal treno accolto dall'amministrazione comunale
al completo, con battipancia tricolore. Solo
la guerra, nel 1915, poteva mettere fine alla gioiosa vita
notturna, a quella frizzante voglia di vivere che spingeva
i "foresti" ed i signori locali a ciondolare tra i fasti
del caffè Rigollet e le puntate al casinò. D'Annunzio
contro i "biscazzieri" di Castello Devachan
Il 21 gennaio del 1920 si chiudeva la conferenza di Parigi
che ratificava nella maniera più generale il trattato di
Versailles. I successivi incontri tra le diplomazie
avevano lo scopo di risolvere le questioni rimaste in sospeso
e di riparare a quelle sorte dall'esecuzione dei trattati
di pace. A Sanremo si svolse uno di questi summit.
Sotto l'egida della presidenza del consiglio
italiano, Francesco Nitti diresse i lavori che videro la
presenza dei capi di governo francese, Milleran3, ed inglese,
Lloyd George, nonché dell'ambasciatore giapponese Matsui,
dell'osservatore americano e di altri alti esponenti della
diplomazia internazionale, Dal 19 al 26 aprile
il Castello Devachan, edificato nei primi anni del
secolo dall'ingegnere Pietro Agosti su incarico del conte
di Mexbourough, fu il teatro delle schermaglie e delle decisioni
che dovevano sistemare, una volta per tutte, la questione
turca, con l'internazionalizzazione degli stretti, e l'assegnazione
dei territori mediorientali, rivendicati da Francia e Inghilterra,
Devachan in lingua indiana significa "Porta del paradiso",
ma in quei giorni si era ben lontani da atmosfere idilliache:
le diplomazie dei due paesi procedettero di comune accordo
tranne per quel che riguardava la Germania, dove nei primi
giorni di aprile un tentativo revisionista aveva cercato
di cacciare da Berlino il nuovo governo repubblicano, e i
contrasti si acuirono a tal punto che piu volte si giunse
a minacciare la rottura della conferenza. Contrariamente
alle speranze italiane, poi, a Sanremo non venne adottata
alcuna deliberazione rispetto a Fiume, da dove un irato D'Annunzio
(che definì tra l'altro il castello una "grossa villa di
pessimo gusto") inviava la famosa "missiva ai biscazzieri
di Sanremo", indirizzata non al personale del Casino, ma
a coloro che non avevano voluto decidere le sorti della agognata
cittadina istriana.
Indietro
|