Curiosità e tradizioni

on la conquista romana, intorno al 192 a.C., che spazzò via le popolazioni celtiche e liguri dedite al commercio, una nuova città, collocata Scorcio di Via S. Dalmazzosul "Tavia fluvius", divenne un centro importante per i traffici commerciali e per il rifornimento delle truppe che, dopo una sosta, ripartivano alla conquista di nuovi territori.
Ma gli effetti della caduta dell'impero romano si fecero sentire anche qui: infatti nel 641 Tabia, invasa dal capo longobardo Rotari, è costretta a spostarsi all'interno per potersi difendere meglio.
Nacque così una nuova città, a cui si aggregarono nel 625 i monaci benedettini venuti da Pedona (l'attuale Cuneo), che fondarono in quest'area un loro convento e alcune chiese.
I superstiti, rimasti nell'antico centro anche durante la discesa longobarda, progressivamente lo abbandonarono per cercare rifugio presso il monastero benedettino.
Fu così che si formò la città medievale, di cui i benedettini furono il "motore" e il sostegno per una nuova ripresa economica, fondata soprattutto sulla riorganizzazione agricola; inizialmente portarono le piantine di ulivo da Montecassino per poi sviluppare in loco questo tipo di coltivazione.
La salvezza dei taggiaschi fu quindi la varietà di ulivo detta "taggiasca" che divenne fonte di sostentamento e di ricchezza per la popolazione locale.
Alle foreste si sostituì la coltivazione dell'ulivo e diminuì, grazie all'intervento dell'uomo, il numero delle belve feroci.
E dopo che il lavoro instancabile dei monaci portò la cittadina a un certo grado di benessere e di pace, grazie anche ad un governo libero e democratico, Taggia dovette subire la devastazione saracena nell'891, che travolse con furia convento, archivio e popolazione, barbaramente sterminata.
La successiva mancanza di braccia valide causò il totale abbandono dei campi coltivati e il progressivo decadimento dell'area. Gli abitanti però il secolo successivo si riscossero e, nel 979, cacciarono i Saraceni, chiesero e ottennero dal vescovo Teodolfo i beni e il terreno su cui sorgeva il convento prima del "disastro" e si organizzarono in libero comune.
Con rinnovata lena, i taggesi riportarono i campi, gli uliveti e i boschi della Valle Argentina allo stato in cui li avevano lasciati i Benedettini dopo secoli di duro lavoro.
Vennero edificati mulini da grano e da olio e lavanderie o maceratoi per la lavorazione della canapa, diffusa già dall'epoca della dominazione romana.
A partire dal XII secolo un altro giogo pesò sui taggesi, quello dei marchesi di Clavesana, che edificarono un imponente castello per controllare l'area circostante.
Tabia divenne parte del Comitato di Albenga mentre Arma fu accorpata alla contea di Ventimiglia .
Ma anche questa imposizione non si rivelò particolarmente duratura, infatti al sorgere del XIII secolo i Clavesana furono costretti a fuggire.
E a questo punto entrò in gioco Genova che ottenne le terre dei marchesi per 250 lire annue; Taggia poteva eleggere da sé i consoli e godeva di una certa libertà d'azione, in realtà limitata dall'ingerenza genovese che si faceva sentire anche sotto forma di richiesta di tributi, specie in concomitanza con la guerra contro Pisa.
I taggesi, esasperati dalle continue richieste, si ribellarono nell'anno 1238 e si rifiutarono di contribuire alle lotte altrui con tasse così onerose.
Il castello e il borgo di Taggia furono duramente colpiti nel 1270 dall'intervento di Balliano Doria contro la famiglia ghibellina dei Curlo, che si era rifugiata qui, dopo essere stata scacciata dal podestà guelfo di Ventimiglia.
Nel 1272 la comunità di Taggia mandò a Genova il sindaco Enrico M'alleo per domandare la costituzione di una podesteria per sé e per i paesi di Arma e Bussana.
Il 1° maggio 1273 venne nominato primo podestà di Taggia il nobile genovese Ivano Baldizzone e la sua abitazione venne denominata "U Paàsciu".
Nella prima metà del XIV secolo Taggia, Bussana, Riva e Arma divennero un unico comune, vennero riordinati di conseguenza gli organismi amministrativi e fu necessario stilare nuovi Statuti (1381), articolati in 200 capitoli, suddivisi in tre settori, amministrativo, civile, penale. Non più consoli del Comune a partire dal 1357, bensì podestà che, insieme con il parlamento, i consiglieri e altri funzionari, amministravano la città.
Il 31 gennaio del 1438 Raimondo Boeri e la sorella Maddalena offrirono 28 soldi e 6 denari per la confezione di due bandiere riportanti il primo stemma comunale: una croce rossa in campo d'oro con le lettere T.A.B.J.A. che stavano per "Te Altissimum Benedictum Jesum Adoremus", motto riferito probabimente alla partecipazione dei taggesi alle Crociate. La vecchia dicitura dello Stemma
Si cambiò poi dicitura nel 1600, allorché "T.A.B.J.A." divenne "SPQT" – che significava "Senatus Populusque Tabiensis" – per ritornare all'antica dicitura nel 1954, grazie all'iniziativa del sindaco conte Naselli Feo, studioso di araldica e di Umberto Martini, desiderosi di ripristinare lo stemma medievale.
Il 1500 fu tutt'altro che il secolo della "rinascenza": il malgoverno del doge Paolo Fregoso indusse i taggesi a giurare fedeltà al re di Francia Carlo VII e, di lì a poco, Taggia venne annessa al dominio del duca di Milano Francesco Sforza.
La città si cinse di mura per difendersi dai pirati e, come se non bastasse, carestie frequenti decimarono la popolazione. Nel 1561 una flotta turca, comandata dal pirata Luzzalino, approdò presso il capo Don e piegò per Taggia: un uomo di Riva diede l'allarme cosicché il borgo si dispose alla difesa, tanto forte che per i pirati non rimase che cambiare programma e dirigersi verso Castellaro e Pietrabruna .
Nel 1562 la Repubblica di Genova decise la costruzione di torri di difesa lungo il litorale abbandonato e acquitrinoso, divenuto facile approdo dei pirati.
Gli uomini di Taggia, Arma e Bussana, dopo aver a lungo litigato, decisero per l'edificazione della torre di Arma, che verrà inaugurata nel 1565.
Il governo genovese voleva convincere gli uomini di Arma a tornare a coltivare i terreni, abbandonati dopo la distruzione di Balliano Doria, che a quel tempo vertevano in condizioni pietose.
Ma le disgrazie che il secolo aveva in serbo non erano finite: l'incursione dei pirati del 1564 - che però grazie alla terza cerchia muraria fu sventata - e la peste del 1576 conclusero la lunga serie di tragedie del secolo.
Il Seicento vide lo scontro dei Savoia con la Repubblica di Genova, a cui erano legate le sorti di Taggia.
In occasione di questa guerra la popolazione si rivolse fiduciosa a san Benedetto per chiedere la grazia di essere risparmiata.
Da sempre circondato di grande venerazione da parte dei taggesi in quanto probabilmente originario di Taggia, – anche se altri lo ritengono proveniente dal paese di Revello in provincia di Cuneo – nacque in una casupola in località Licheo dove nel 1646 venne edificata una chiesa a spese di Stefano Rossi; sembra di poter affermare che sia nato il 9 marzo dell'826 da Giacomo e Benedetta Revello.
Essendo stati esauditi, da quel lontano 1625 i taggesi ricordano lo scampato pericolo festeggiando la memoria del Santo.
Passata sotto il dominio di Savoia nel 1625, Taggia mantenne l'autogoverno e l'esenzione dai tributi, importanti privilegi che conservò per alcuni anni.
Parte della Repubblica Ligure nel 1797, Taggia passò successivamente all'Impero di Napoleone e infine al Regno di Sardegna; inoltre partecipò attivamente alle guerre di indipendenza del 1800. Alla fondazione della "Giovine Italia" collaborò Eleonora Curli Ruffini e i suoi tre figli.
Furono in molti durante la seconda guerra mondiale a versare il proprio sangue. In particolare il 25 settembre 1944 è la data della tragica battaglia di Badalucco nell'ambito della guerra partigiana; il 21 gennaio 1945 segna il rastrellamento più accanito dei tedeschi, durante il quale non venne permessa neppure la celebrazione del funerale per le vittime.