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Luoghi e monumenti
La parrocchiale, di origine medievale a tre navate, venne
modificata alla metà del Cinquecento con colonne in marmo
di gusto classico. Vi è affissa la lapide funeraria
romana del III secolo a.C., rinvenuta nel 1930 dal parroco
del tempo che la individuò nel gradino del fonte battesimale.
Tra le numerose opere d'arte che custodisce si
segnalano un raro pulpito in ardesia e un bell'organo
con orchestra del Settecento. La facciata
in severo stile neoclassico è presumibilmente opera di Angelo
Ardissone, autore anche della fronte del santuario di Nostra
Signora della Rovere. A Deglio
si può ammirare nella chiesa un polittico del Pancalino,
mentre in quella di Riva notevole è un gruppo
ligneo raffigurante la Trasfigurazione. Tovo
è all'estremità orientale della valle e conserva nel suo
centro ben restaurato un vecchio frantoio a sangue ormai
in disuso. A Villa, la Chiesa
Parrocchiale di San Lorenzo, che risale al Trecento, è stata
ampliata e ristrutturata nei secoli XVI - XIX. La sua facciata
è neoclassica, il suo interno a tre navate è suddiviso da
colonne bianche. Presenta una ricchezza di ornamenti e stucchi.
La Chiesa oltre ad una lapide recante la più antica
iscrizione romana rinvenuta nella regione, contiene un polittico
su tavola che raffigura il martirio di San Sebastiano. Nella
piazzetta della posta è collocata una statua di bronzo dello
scultore norvegese Fritz Roed. Fuori di Villa
su uno spuntone di roccia, c'è un primo pilone, antico a
pianta triangolare e tutto bianco. A cento metri
si trova l'altro pilone, prima dedicato alla Vergine della
Misericordia che, adesso, contiene nella sua nicchia una
statuetta di San Antonio da Padova. A Villa, tra l'Oratorio
di San Rocco e l'Oratorio di San Martino,
nella Chiesa della Trasfigurazione è collocato un
bellissimo gruppo della trasfigurazione composto da statue,
in legno policromo, di Gesù e dei sei Santi. Ci sono anche
una piccola statua della Vergine del 1633 di Battista Martini,
un coro di legno di noce intarsiato, una grande tela del
1636 di Gerolamo Terruzzo, una botola in marmo del 1768 per
indicare il sepolcro degli ortolani ed aggregati e, in sagrestia,
quattro reliquari del XVI secolo, a forma di busto e di avambraccio.
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