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Cenni storici
Gran parte della storia di Borgio e di Verezzi si confonde
con quella di Pietra Ligure, ma non mancano vicende dove
sono invece le due piccole località a svolgere un ruolo da
protagonista. Borgio balza agli onori della cronaca già in
epoca remotissima. La battaglia che, nel 181 a.C.,
segnò il passaggio della Liguria sotto il controllo romano,
avvenne probabilmente nella piana dove oggi si trova Borgio.
E ancora, la famosa stazione di Pollupice citata
anche nell’Itinerario di Antonino Pio, dove secondo
molti storici si riunivano la via Aurelia la via Julia Augusta,
era ubicata con buona approssimazione nei pressi di Borgio,
forse nel punto in cui oggi sorge il santuario del Buon Consiglio.
Un'origine araba di Borgio e Verezzi non è sicura,
ma nulla impedisce che realmente gruppi di saraceni provenienti
dalla Spagna si siano rifugiati in queste coste al tempo
dell'offensiva di Carlo Martello. In questa zona il centro
più importante era il monastero di San Pietro di Varatella,
la cui giurisdizione arrivava fino al rio Botassano nel territorio
di Borgio. Furono i Benedettini che nel IX secolo
costruirono il primo edificio religioso di Borgio, cioè quella
chiesa di San Pietro che, dopo innumerevoli modifiche, fu
eretta a Santuario nel 1960 da papa Giovanni XXIII, e che
tuttora è meta di centinaia di fedeli. Dopo la
morte di Carlo Magno la Liguria occidentale venne organizzata
nella Marca Arduinica. Borgio e Verezzi, chiamati
al tempo "Burgus Albingaunum" e "Veretium", divennero centri
di confine, e a lungo risultarono compresi nella sfera d'influenza
dei vescovi di Albenga. Il passaggio di Borgio e di Verezzi
alla Repubblica di Genova avvenne insieme a quello di Pietra,
nel 1385. Alla base c'era una questione di soldi. In quell'anno
papa Urbano VI, che doveva a Genova 60mila fiorini in cambio
di un aiuto militare, trovandosi a corto di fondi saldò il
suo debito cedendo alla Superba ampi territori. Pietra, Toirano,
Giustenice passarono sotto il dominio genovese, e con essi
Borgio e Verezzi. I due piccoli centri iniziarono
a svilupparsi grazie alla stabilità e al benessere assicurati
dal governo genovese. Quest'epoca di dorata prosperità si
protrasse per ben quattro secoli, fino a quando, sotto la
spinta dei fermenti rivoluzionari francesi, la Repubblica
di Genova si trasformò nella Repubblica Ligure di spiccato
carattere giacobino, destinata poi a scomparire
in seguito all'inclusione nell'impero napoleonico. In
questi 400 anni di storia non mancarono però vicende ed episodi
significativi, molti dei quali legati alla lotta contro i
pirati. Per tutelare la costa dalle incursioni saracene,
la Repubblica di Genova aveva affidato alle podesterie il
compito di garantire la necessaria protezione. Le
guarnigioni stanziate erano operative 24 ore al giorno, ma
in caso di attacco solo Pietra e Verezzi potevano ritenersi
realmente al sicuro, l'una grazie alla protezione delle sue
mura, l'altra per via della posizione sopraelevata, lontano
dalla costa. Gli abitanti di Borgio, sentendosi troppo esposti,
nel 1560: chiesero a Genova l'autorizzazione di erigere una
propria torre difensiva; la Superba accolse favorevolmente
la richiesta, inviò a Borgio un proprio rappresentante con
il progetto e in capo a pochi anni il "Torrione" venne ultimato
con la partecipazione di tutta la cittadinanza: pare che
alla sua erezione avessero partecipato anche le donne e i
bambini. Questa struttura è tuttora visibile a ponente dell'abitato,
inglobata nelle costruzioni più antiche del centro storico.
Più tardi però, in seguito alle allarmanti notizie di incursioni
saracene che avevano sbaragliato guarnigioni ben più munite,
i borgesi capirono che la loro torre risultava essere utile
solo per l'avvistamento, ma niente di più. Ancora con
l'approvazione di Genova, nel 1588 venne allora costruita
una vera fortificazione in grado di ospitare 200 uomini.
Fu forse grazie anche a queste strutture che
né Borgio né Pietra subirono mai le disastrose incursioni
saracene che pochi decenni più tardi sconvolsero Borghetto
e Ceriale. Se torri e fortezze erano in grado di allontanare
il pericolo dei pirati, più difficile fu tenersi al di fuori
dalla guerra dei Trent'anni che nel '600 insanguinò gran
parte dell'Europa. Con un'avanzata incontenibile le truppe
dei Savoia, nemiche di Genova, espugnarono uno dopo l'altro
tutti i territori di ponente della Superba. Solo
la podesteria di Pietra e dunque anche i centri di Borgio
e Verezzi riuscirono a resistere all'esercito piemontese
e anzi nel maggio del 1625 scacciarono le truppe nemiche.
A questa battaglia parteciparono anche gli abitanti
di Borgio e di Verezzi, e antichi documenti dimostrano come
questi due centri fossero di grande importanza strategica
nella vicenda; a Borgio infatti era alloggiato il console
Marengo che dirigeva le azioni militari genovesi, e il piano
di difesa prevedeva un'eventuale ritirata tattica a Verezzi.
Per una serie di imprevisti l'esercito savoiardo dovette
però accorrere in difesa di Torino, e la podesteria di Pietra
fu definitivamente salva. La fine della guerra
dei Trent'anni nel 1648, con la pace di Westfalia,
portò un nuovo periodo di benessere e l'incentivazione dei
traffici e dei commerci marittimi. Quando nel 1713 anche
il marchesato di Finale entrò a far parte dei possedimenti
genovesi, per Borgio e Verezzi la situazione migliorò ancora,
com'è dimostrato dal progetto di costruire una grande chiesa
al posto del vecchio forte ormai inutile. L'edificazione
di un'opera pubblica e una chiesa, per la quale era allora
necessario il contributo dell'intera popolazione. I lavori
iniziarono contemporaneamente allo scoppio della Rivoluzione
francese, nel 1789, per terminare circa 20 anni più
tardi. Le nuove idee rivoluzionarie portarono
alla fine dell'aristocratica nascita della nuova Repubblica
Ligure. Quando il 1815 la Liguria passò sotto il dominio
sabaudo, la zona di Pietra, Borgio e Verezzi fu compresa
dapprima nella provincia di Albenga, poi in quella di Genova.
Sotto lo stabile governo dei savoia riprese una
discreta espansione economica. Inclusi nel 1929 nella provincia
di Savona, Borgio e Verezzi vennero riuniti in un unico Comune
solo nel marzo del 1933. Da allora la storia di questi centri
si accompagna allo sviluppo turistico dell'intera zona, che
soprattutto nel caso di Verezzi è riuscito a non compromettere
la suggestiva struttura dell'insediamento.
Una chiesa barocca dedicata alla musica
La visita a questo punto può continuare verso Verezzi, la
parte alta del Comune, ma prima è d'obbligo fermarsi ad osservare,
proprio all'inizio della strada, una vera curiosità di Borgio:
il "villino saraceno", una costruzione che spicca
tra le tante ville e villette (molte, in verità, davvero
graziose) erette dall'inizio del secolo ai giorni nostri.
Il suo vero nome e Villa Rostain, ma le inconfondibili caratteristiche
orientali hanno spinto i borgesi a darle quel nome. Costruita
una sessantina d'anni fa in una magnifica posizione a due
passi dal mare, Villa Rostain è stata decorata dal pittore
torinese Ulisse Bill e già all'epoca era considerata un'opera
d'arte, tanto da venire ricordata in varie riviste d'architettura.
Verezzi la piazza si trasforma in teatro
Sviluppatosi sui fianchi di una collina a poche centinaia
di metri dal mare, il centro storico di Borgio è attraversato
da viuzze lastricate che salgono fino alla parrocchiale
dedicata al patrono San Pietro. La chiesa è stata
eretta in forme barocche da Giacomo Barella tra il 1789 e
il 1806, ed è dotata di un grande organo Trice inaugurato
nel 1892 che, unito ad un'ottima Restaurazione ne ha fatto
un luogo ormai tradizionale per concerti vocali e strumentali.
Il primo risale proprio all'inaugurazione, e vi partecipò,
oltre a sir Trice, fondatore della prestigiosa casa inglese
di organi, il maestro Camillo Sivori, violinista e unico
allievo del grande Paganini. Non lontano dalla parrocchiale
è il torrione di difesa, costruito nel 1564 con la partecipazione
di tutta la cittadinanza. Ospitava una guarnigione stabile
con la funzione di segnalare incursioni saracene. Una curiosità:
si trova a Borgio uno dei parchi privati più grandi della
Liguria; è quello di Villa Zaveria, aperto al pubblico
in occasione di alcune manifestazioni, che ha ottenuto questo
primato dopo che Villa Hanbury è diventata pubblica. Nei
pressi del cimitero si trova l'edificio religioso più antico
di Borgio, il santuario della Madonna del Buon Consiglio
che un tempo, dedic
ato
a San Pietro, era la parrocchiale del paese. Risale al tardo
medioevo, ha un campanile trecentesco, molte decorazioni
e l'onore di essere stato definito "insigne" da Giovanni
XXIII, il "Papa buono". Seguendo il costone della Veravea
con numerose curve e tornanti, la strada sale verso Verezzi
mostrando panorami vastissimi, davvero inaspettati per una
località che, in fin dei conti, non supera i 300 metri di
quota. Verezzi è formata da quattro nuclei ben distinti:
Poggio, Piazza (il centro principale), Roccaro e Crosa, tutti
di alto valore architettonico e ambientale. Comune a tutti
gli insediamenti è l'uso generalizzato della pietra, con
costruzioni di classico impianto mediterraneo. Tetti a terrazza,
archi, stretti vicoli scavati a volte dentro i perimetri
delle case creano una piccola, suggestiva casbah dove sembra
di ritornare indietro nel tempo. In questo ambiente si scoprono
piccoli gioielli d'arte: a Piazza la stretta via Roma di
colpo si allarga per formare l'incantevole piazzetta Sant'Agostino
con la chiesa omonima, uno dei luoghi più "classici" di Verezzi. E’
in questo piccolo spazio che d'estate si tengono i famosi
spettacoli, teatrali di Verezzi, è la piazza stessa forma
un magnifico belvedere su gran parte della Riviera. L'abitato
di Poggio si è sviluppato intorno ad un'antica torre secondo
due linee perpendicolari; molto simile e Roccaro, i cui due
assi si incrociano con un sistema di sottopassi ad arco.
L'ultimo nucleo di Verezzi, Crosa, è forse il piu interessante,
almeno da un punto di vista storico. E’ l'insediamento
più antico, e presenta un sistema di grotte scavate nella
collina, abitate in epoche remotissime, che poi sono state
inglobate nelle case per essere usate come cantine o magazzini
agricoli.
Mulino Fenicio
Presso Crosa esiste una costruzione di grande valore storico,
il "mulino fenicio". Fenicio perché si basa
su una tecnica che pare di origine medio orientale, introdotta
poi in Italia meridionale e in Spagna.In Europa esistono
solo altri due esempi di mulini, uno in Sicilia e uno in
Spagna; dei tre, quello di Verezzi è il meglio conservato.
La particolarità di questi mulini a vento è che le pale non
erano all'esterno, ma all'interno del torrione, poste in
prossimità di feritoie aperte con lo scopo di convogliare
l'aria verso le pale. Il risultato
era
che questi mulini funzionavano con ogni vento, perché le
feritoie indirizzavano l'aria nel verso giusto.Le macine
si fermavano solo quando c'era la calma assoluta; un'eventualità
che a Verezzi si verifica molto di rado. Poco più in basso
del "mulino fenicio" si trovano due edifici religiosi, la
piccola chiesa di Santa Maria Maddalena e l'antica
parrocchiale di San Martino, che conserva all'interno
un dipinto del santo di Tours, patrono di Verezzi. Tra le
due " chiese è stata posta la "Campana della mamma", che
suona ogni giorno alle 19 per ricordare tutte le mamme del
mondo. Graziosa infine la chiesetta della Madonna dei
Campt" che si trova sul tornante della strada Verezzi-Gorra
in corripondenza del bivio per Crosa. Sull'architrave è scolpita
la data del 1606. Continuando verso Gorra, si incontra la
torre di Bastia, antico avamposto dei marchesi Del
Carretto. Tutto intorno lavatoi, viuzze, volte e muretti
a secco per dividere i piccoli poderi formano un angolo di
Liguria rimasto intatto nei secoli.
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