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Cenni storici sulle Grotte di Borgio Verezzi
Cinque km di caverne scoperte dagli speleologi
Caverna di Galluzzo, grotta Mandurea, caverna dei Parmorari,
grotta di Valdemino: sono solo alcune delle numerose cavita
che si aprono nel territorio di Borgio Verezzi.
Tutte hanno restituito reperti di animali di epoca preistorica,
in alcune sono stati rinvenuti i segni della presenza umana,
ma una di esse si distingue su tutte per l'eccezionale bellezza
degli ambienti e la varietà delle concrezioni: è la grotta
di Valdemino, la "grotta di Borgio Verezzi" per eccellenza,
perfettamente attrezzata e visitabile in ogni periodo dell'anno.
La presenza di queste grotte era già stata ipotizzata molti
anni fa, quando nel letto del rio Battorezza, a poca distanza
dall'attuale entrata, era stato scavato un pozzo per ridurre
le piene che il torrente subiva in occasione di forti piogge. La
gente aveva notato che in questo pozzo l'acqua spariva come
se avesse trovato un passaggio, ma non era riuscita a scoprire
dove defluiva. Col tempo nel pozzo si aprì una fessura
e tre ragazzi di Borgio – i loro nomi erano Giuseppe
e Tito Bagnaschino ed Emilio Valentino – si calarono
nello stretto passaggio scoprendo una cavità dove apposero
le loro firme, visibili ancora oggi. La notizia della scoperta
della grotta passò quasi inosservata, un pò perchè non sembrava
particolarmente estesa, e un po' per il fatto che caverne
e cavità non erano certo rare a Borgio. Alcune di esse venivano
anzi usate regolarmente come cave di materiale edilizio "pregiato",
vale a dire di stalattiti e concrezioni che, staccate senza
tanti complimenti, venivano poste nelle grotte artificiali
che molti signorotti si facevano costruire nei giardini delle
loro ville. La prima esplorazione attenta della grotta
di Valdemino risale al 1945, ad opera di un gruppo di speleologi
inglesi, ma senza grandi conseguenze. Sei anni più tardi
il Gruppo Speleologico Albe
nganese
riprese l'esplorazione, questa volta con la volontà di fornire
un rilievo preciso della cavità e di esplorarne ogni passaggio.
La grotta sembrava terminare nella sala dove i
tre ragazzi avevano inciso i loro nomi, ma con controlli
più attenti gli speleologi si resero conto che al di là di
una stretta fessura c'era ancora del vuoto. Il passaggio
venne allargato, ed ecco aprirsi una serie di sale comunicanti,
con bivi, deviazioni e passaggi che nel complesso avevano
uno sviluppo di cinque chilometri. Le concrezioni erano innumerevoli,
nelle forme e nei colori più svariati, disposte in sale alte
e maestose tra laghi e pozze d'acqua: una vera meraviglia
della natura, uno spettacolo unico che però potevano ammirare
allora solo poche persone.
Un paesaggio fiabesco costruito dalla pioggia
Furono necessari quasi 20 anni perché la grotta di Valdemino
potesse essere resa agibile al pubblico. In questo lasso
di tempo la cavità venne completamente esplorata, si definì
il percorso da rendere percorribile ai visitatori e lo si
attrezzò per garantirne la massima sicurezza. Il 29 giugno
del 1970 le grotte vennero definitivamente aperte al pubblico.
Prima di addentrarci all'interno, soffermiamoci un attimo
sulla sua origine e sui processi che, nel corso di migliaia
di anni, hanno creato le concrezioni che la caratterizzano.
Le
grotte di Borgio Verezzi non sono state scavate dalla forza
di fiumi sotterranei, ma da un lento processo chimico-fisico
il cui agente è stato – e continua ad essere –
l'acqua piovana. La pioggia, già ricca di anidride carbonica,
entra nel terreno e aumenta ancora la percentuale di questa
sostanza fino a formare una soluzione di acqua e acido carbonico.
Tale composto, arrivato alla roccia calcarea, inizia ad intaccarla
trasformandola in bicarbonato di calcio, un elemento che
rimane sciolto nell'acqua e, attraverso le fessurazioni,
penetra all'interno delle cavità. Le grotte si formano
in questo modo, consumate lentamente, "sciolte" per cosi
dire dall'acido carbonico. Inizia a questo punto il fenomeno
che porta alla nascita delle concrezioni, dove il protagonista
e quello che possiamo definire il risultato del processo
precedente, cioe il bicarbonato di calcio. A causa di
vari fattori, il bicarbonato di calcio all'interno della
grotta subisce un processo che porta alla scomposizione in
acqua, anidride carbonica e carbonato di calcio. E’
quest'ultima sostanza che si posa formando stalattiti, infiorescenze
e stalagmiti di cosi grande bellezza.
II "manto di San Martino" e le "Campane dei Mari"
Fin qui e l'origine delle grotte di Borgio Verezzi. Dai
circa cinque chilometri del suo sviluppo e stato ricavato
un itinerario di 800 metri che permette di ammirare sale,
volte e concrezioni in un'atmosfera irreale, quasi sospesa.
L'entrata e ad una quota di 36 metri, mentre
il punto più basso si trova ad 8 metri sul livello del
mare, Come è tipico delle grotte, i valori di temperatura
e umidità sono costanti in ogni periodo dell'anno e si
assestano qui sui 16 gradi con un'umidità del 90 per
cento circa. Non è certo possibile descrivere tutti gli
ambienti della grotta di Valdemino, ma proviamo rapidamente
ad esaminare ciò che si incontra nel corso di una visita.
Dopo aver disceso le scalinate poco oltre
l'entrata si apre la prima sala, caratterizzata da sottili
stalattiti che rappresentano i primi stadi della formazione
di queste concrezioni. Caratteristica della grotta è
infatti l'essere relativamente giovane, per cui molti
fenomeni sono ancora all'inizio del loro sviluppo. Poco
più avanti si trova il "Manto di San Martino", una formazione
che ricorda con sorprendente fedeltà il drappeggio di
un tessuto.
Le "Campane dei Mari" sono invece stalattiti
"sonore", perché se percosse provocano un suono molto
simile a rintocchi di campane. Stalattiti e stalagmiti
si incontrano naturalmente in ogni tratto del percorso,
con forme e colori svariatissimi dovuti a precise ragioni
chimiche: le concrezioni perlacee indicano la presenza
di carbonato di calcio puro, il grigio è dovuto al manganese,
il giallo alla limonite, i colori varianti dal marrone
al rosso segnalano la presenza di composti ferrosi. Anche
la forma stessa delle stalattiti può subire più variazioni
di quanto si creda; nella grotta di Valdemino esistono
ad esempio delle particolari stalattiti eccentriche,
con andatura a gomito, e le cosiddette "stalattiti coralloidi"
originatesi in seguito alla porosità della roccia.
Diafani e senza occhi gli abitanti delle grotte
Proseguendo nell'itinerario si supera il "Paesaggio lunare"
e si arriva ai primi laghi, non grandissimi ma caratterizzati
da uno splendido color smeraldo. Dato che questi specchi
d'acqua non sono alimentati da fiumi o falde sotterranee,
ma semplicemente dalle acque piovane, il loro livello e molto
variabile da stagione a stagione. S'incontra a questo punto
il "Castello", una formazione che sembra il modellino di
una fortezza sulla cima di un monte, mentre più avanti è
stato posto un presepe sfruttando un'ambientazione naturale
particolarmente adatta.
Continuando il percorso si giunge al "Laghetto delle fate",
si passa nel "Canyon rosso" per arrivare ad altre concrezioni
come il "Candelabro", il "Busto di papa Giovanni", la "Pagoda"
o il "Piede di Gulliver". Da notare in una sala eleganti
stalattiti filiformi lunghe oltre un metro, talmente sensibili
da vibrare al semplice suono della voce. Un ambiente così
eccezionale presenta caratteristiche uniche anche nella sua
fauna. Le grotte sono abitate da specie particolarissime,
perfettamente adattate alla vita in assenza di luce. Tra
esse i troglobi, minuscoli animaletti diafani, privi di occhi
e di ali, che possono vivere solo in un ambiente ipogeo.
Non mancano poi i troglosseni, di origine esterna ma adattatisi
all'ambiente della grotta, e i troglofili, in grado di vivere
anche all'esterno, Tutto questo lascia ben intuire come la
grotta di Valdemino sia un ambiente vivo, in continua evoluzione,
che non manca di lasciare sempre un ricordo indelebile e
molta voglia di ritornare. Le grotte di Borgio Verezzi si
trovano in via Battorezza 1; l'orario di visita è, da ottobre
ad aprile, 9-11.35 / 14.35-17.35; da maggio a settembre 9-12
/ 15-18; la visita dura poco più di un'ora. Per ogni
informazione e possibile rivolgersi alla biglietteria al
numero telefonico 019/610150.
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