Cenni storici sulle
Grotte di Borgio Verezzi

 

Cinque km di caverne scoperte dagli speleologi

Caverna di Galluzzo, grotta Mandurea, caverna dei Parmorari, grotta di Valdemino: sono solo alcune delle numerose cavita che si aprono nel territorio di Borgio Verezzi.
Il capo-gotta invita ad entrare nelle "sale" sotteranee di borgio Verezzi. Aperte al pubblico nel 1970, questa cavità hanno uno sviluppo di circa cinque chilometri, con un percorso attrezzato di 800 metri. Tutte hanno restituito reperti di animali di epoca preistorica, in alcune sono stati rinvenuti i segni della presenza umana, ma una di esse si distingue su tutte per l'eccezionale bellezza degli ambienti e la varietà delle concrezioni: è la grotta di Valdemino, la "grotta di Borgio Verezzi" per eccellenza, perfettamente attrezzata e visitabile in ogni periodo dell'anno. La presenza di queste grotte era già stata ipotizzata molti anni fa, quando nel letto del rio Battorezza, a poca distanza dall'attuale entrata, era stato scavato un pozzo per ridurre le piene che il torrente subiva in occasione di forti piogge.
La gente aveva notato che in questo pozzo l'acqua spariva come se avesse trovato un passaggio, ma non era riuscita a scoprire dove defluiva.
Col tempo nel pozzo si aprì una fessura e tre ragazzi di Borgio – i loro nomi erano Giuseppe e Tito Bagnaschino ed Emilio Valentino – si calarono nello stretto passaggio scoprendo una cavità dove apposero le loro firme, visibili ancora oggi. La notizia della scoperta della grotta passò quasi inosservata, un pò perchè non sembrava particolarmente estesa, e un po' per il fatto che caverne e cavità non erano certo rare a Borgio. Alcune di esse venivano anzi usate regolarmente come cave di materiale edilizio "pregiato", vale a dire di stalattiti e concrezioni che, staccate senza tanti complimenti, venivano poste nelle grotte artificiali che molti signorotti si facevano costruire nei giardini delle loro ville.
La prima esplorazione attenta della grotta di Valdemino risale al 1945, ad opera di un gruppo di speleologi inglesi, ma senza grandi conseguenze. Sei anni più tardi il Gruppo Speleologico Albe Stalattiti sottilissime, esili, aghiformi, pendono verso uno dei molti laghetti delle grotte di Borgio Verezzi. Si tratta di concrezioni tanto delicate da vibrare al semplice suono della voce.nganese riprese l'esplorazione, questa volta con la volontà di fornire un rilievo preciso della cavità e di esplorarne ogni passaggio.
La grotta  sembrava terminare nella sala dove i tre ragazzi avevano inciso i loro nomi, ma con controlli più attenti gli speleologi si resero conto che al di là di una stretta fessura c'era ancora del vuoto. Il passaggio venne allargato, ed ecco aprirsi una serie di sale comunicanti, con bivi, deviazioni e passaggi che nel complesso avevano uno sviluppo di cinque chilometri. Le concrezioni erano innumerevoli, nelle forme e nei colori più svariati, disposte in sale alte e maestose tra laghi e pozze d'acqua: una vera meraviglia della natura, uno spettacolo unico che però potevano ammirare allora solo poche persone.

 

Un paesaggio fiabesco costruito dalla pioggia

Furono necessari quasi 20 anni perché la grotta di Valdemino potesse essere resa agibile al pubblico. In questo lasso di tempo la cavità venne completamente esplorata, si definì il percorso da rendere percorribile ai visitatori e lo si attrezzò per garantirne la massima sicurezza. Il 29 giugno del 1970 le grotte vennero definitivamente aperte al pubblico.
Prima di addentrarci all'interno, soffermiamoci un attimo sulla sua origine e sui processi che, nel corso di migliaia di anni, hanno creato le concrezioni che la caratterizzano.
Le grotte di Borgio Verezzi non sono state scavate dalla forza di fiumi sotterranei, ma da un lento processo chimico-fisico il cui agente è stato – e continua ad essere – l'acqua piovana. La pioggia, già ricca di anidride carbonica, entra nel terreno e aumenta ancora la percentuale di questa sostanza fino a formare una soluzione di acqua e acido carbonico. Tale composto, arrivato alla roccia calcarea, inizia ad intaccarla trasformandola in bicarbonato di calcio, un elemento che rimane sciolto nell'acqua e, attraverso le fessurazioni, penetra all'interno delle cavità.
Le grotte si formano in questo modo, consumate lentamente, "sciolte" per cosi dire dall'acido carbonico. Inizia a questo punto il fenomeno che porta alla nascita delle concrezioni, dove il protagonista e quello che possiamo definire il risultato del processo precedente, cioe il bicarbonato di calcio.
A causa di vari fattori, il bicarbonato di calcio all'interno della grotta subisce un processo che porta alla scomposizione in acqua, anidride carbonica e carbonato di calcio. E’ quest'ultima sostanza che si posa formando stalattiti, infiorescenze e stalagmiti di cosi grande bellezza.

 

II "manto di San Martino" e le "Campane dei Mari"

Fin qui e l'origine delle grotte di Borgio Verezzi. Dai circa cinque chilometri del suo sviluppo e stato ricavato un itinerario di 800 metri che permette di ammirare sale, volte e concrezioni in un'atmosfera irreale, quasi sospesa.
L'entrata e ad una quota di 36 metri, mentre il punto più basso si trova ad 8 metri sul livello del mare, Come è tipico delle grotte, i valori di temperatura e umidità sono costanti in ogni periodo dell'anno e si assestano qui sui 16 gradi con un'umidità del 90 per cento circa. Non è certo possibile descrivere tutti gli ambienti della grotta di Valdemino, ma proviamo rapidamente ad esaminare ciò che si incontra nel corso di una visita.
Dopo aver disceso le scalinate poco oltre l'entrata si apre la prima sala, caratterizzata da sottili stalattiti che rappresentano i primi stadi della formazione di queste concrezioni. Caratteristica della grotta è infatti l'essere relativamente giovane, per cui molti fenomeni sono ancora all'inizio del loro sviluppo. Poco più avanti si trova il "Manto di San Martino", una formazione che ricorda con sorprendente fedeltà il drappeggio di un tessuto. Sala denominata "del Presepe"
Le "Campane dei Mari" sono invece stalattiti "sonore", perché se percosse provocano un suono molto simile a rintocchi di campane. Stalattiti e stalagmiti si incontrano naturalmente in ogni tratto del percorso, con forme e colori svariatissimi dovuti a precise ragioni chimiche: le concrezioni perlacee indicano la presenza di carbonato di calcio puro, il grigio è dovuto al manganese, il giallo alla limonite, i colori varianti dal marrone al rosso segnalano la presenza di composti ferrosi.
Anche la forma stessa delle stalattiti può subire più variazioni di quanto si creda; nella grotta di Valdemino esistono ad esempio delle particolari stalattiti eccentriche, con andatura a gomito, e le cosiddette "stalattiti coralloidi" originatesi in seguito alla porosità della roccia.

 

Diafani e senza occhi gli abitanti delle grotte

Proseguendo nell'itinerario si supera il "Paesaggio lunare" e si arriva ai primi laghi, non grandissimi ma caratterizzati da uno splendido color smeraldo. Dato che questi specchi d'acqua non sono alimentati da fiumi o falde sotterranee, ma semplicemente dalle acque piovane, il loro livello e molto variabile da stagione a stagione. S'incontra a questo punto il "Castello", una formazione che sembra il modellino di una fortezza sulla cima di un monte, mentre più avanti è stato posto un presepe sfruttando un'ambientazione naturale particolarmente adatta.
Fasci di stalattiti presenti in una delle grotte di Borgio Verezzi. Continuando il percorso si giunge al "Laghetto delle fate", si passa nel "Canyon rosso" per arrivare ad altre concrezioni come il "Candelabro", il "Busto di papa Giovanni", la "Pagoda" o il "Piede di Gulliver". Da notare in una sala eleganti stalattiti filiformi lunghe oltre un metro, talmente sensibili da vibrare al semplice suono della voce. Un ambiente così eccezionale presenta caratteristiche uniche anche nella sua fauna.
Le grotte sono abitate da specie particolarissime, perfettamente adattate alla vita in assenza di luce. Tra esse i troglobi, minuscoli animaletti diafani, privi di occhi e di ali, che possono vivere solo in un ambiente ipogeo. Non mancano poi i troglosseni, di origine esterna ma adattatisi all'ambiente della grotta, e i troglofili, in grado di vivere anche all'esterno, Tutto questo lascia ben intuire come la grotta di Valdemino sia un ambiente vivo, in continua evoluzione, che non manca di lasciare sempre un ricordo indelebile e molta voglia di ritornare. Le grotte di Borgio Verezzi si trovano in via Battorezza 1; l'orario di visita è, da ottobre ad aprile, 9-11.35 / 14.35-17.35; da maggio a settembre 9-12 / 15-18; la visita dura poco più di un'ora.
Per ogni informazione e possibile rivolgersi alla biglietteria al numero telefonico 019/610150.