Luoghi e monumenti

 

E' Alla Pigna che batte il cuore più antico

"Una città molto affascinante, tutta ammassata su un colle... le case separate e sorrette da un intrico di archi in muratura e inarcate in basso da portici bui e massicci".
Il simbolo del quartiere di Pigna La Pigna, oggi, non e cambiata molto da come la descriveva un secolo fa John Ruskin, il mentore dei preraffaelliti.
Il nome gli deriva dalla forma caratteristica, con le case aggrappate alla collina che formano quasi un agglomerato a scaglie; e accanto alla porta di San Giuseppe si trova una fontana decorata con una pigna in pietra, orgoglioso simbolo del quartiere.
San Giuseppe, che risale al XVI secolo, e, insieme alla trecentesca porta di Santo Stefano, uno degli antichi accessi ancora ben visibili; sopra la porta esiste ancora la caditoia a tre bocche da cui si colava acqua e olio bollente sugli assalitori.
Le attrattive della Sanremo moderna fanno spesso dimenticare al visitatore quest'altra anima della città, sviluppatasi dall'anno Mille in poi.
Nei secoli mura e case hanno sopportato attacchi di ogni tipo, dall'assalto dei saraceni alle bombe della seconda guerra mondiale, e devono ancora oggi vedersela con il degrado e con l'incuria di chi dovrebbe tutelare il bene comune. Una delle vie della Pigna
Queste case hanno avuto anche ospiti di riguardo: in via Palma, al numero 21 vi e l'antica casa dei Manara, scelta nel 1538 per alloggiare papa Paolo III in viaggio per Nizza, mentre al numero 18 di via Monta soggiornò Napoleone Bonaparte, all'epoca in cui il palazzo apparteneva ai conti Sapia Rossi.
Tutto il quartiere, con i frequenti passaggi coperti, le silenziose piazzette, le case a schiera sostenute dai tipici contrafforti, e una sequenza di gradevoli sorprese per il visitatore; c'è il palazzo del Capitolo, nella piazza omonima, un tempo sede del governo cittadino, e la cisterna pubblica che raccoglieva l'acqua potabile.
La chiesa di San Giuseppe è interessante per la particolarità degli arredi: l'altare maggiore, realizzato a fine Ottocento, è opera di gusto eclettico, quello del presbiterio era fino agli anni '50 un abbeveratoio per cavalli, mentre il fonte battesimale e stato ricavato da un vecchio pozzo da giardino.


In processione con le catene simbolo della vinta schiavitù

Il Santuario di Ns. Signora della Costa Sulla sommità della collina, la Pigna accoglie il santuario di Nostra Signora della Costa. Vi si arriva attraverso il viale alberato che comincia accanto all'ingresso del Cottolengo di Don Orione.
La Madonna della Costa, come la chiamano tutti, ha costituito da sempre un preciso punto di riferimento per i naviganti, sia geografico che "sentimentale", come simbolo, per i sanremaschi sul mare, della strada di casa; forse anche per questo la chiesa e ancora oggi uno degli edifici più amati della città.
Quando Sanremo, nel 1361, si liberò dal dominio dei genovesi Doria, festeggiò l'autonomia ottenuta erigendo qui una chiesa; fino a non molto tempo fa l'episodio veniva ricordato con la "festa delle catene", durante la quale grosse catene, simbolo della schiavitù vinta, venivano trascinate dal centro fino al santuario, in una lunga, festosa processione.
L'attuale edificio secentesco conserva all'interno, riccamente decorato con marmi e stucchi secondo stilemi barocchi, quattro statue lignee eseguite nel Settecento da Anton Maria Maragliano; con ogni probabilità sono sue anche le sculture in legno monocrome che attorniano la "Madonna con Bambino", tavola del Trecento attribuita a Nicolò da Voltri.
E' questa la "Madonna della Costa", il vero simbolo del santuario.
Nei secoli oggetto di ingenua devozione che si manifestava attraverso le tantissime tavolette ex voto a lei dedicate (oggi purtroppo distrutte), era ritenuta un'immagine miracolosa, e si narra che i pittori che si recavano al santuario per riprodurre il volto della Vergine restassero così colpiti dalla dolcezza del suo sguardo che, davanti alla tavola, lavoravano sempre inginocchiati.
Gli affreschi settecenteschi sulla volta del presbiterio, raffiguranti l'Assunta, sono di Giacomo Boni. Vi e poi un dipinto di Domenico Fiasella, "San Vincenzo Ferreri", la "Decollazione del Battista" di Giulio Cesare Procaccini e la "Visita di Maria Elisabetta" di Bartolomeo Guidobono, tutte importanti opere del Sei-Settecento.


Palazzo Borea salvato da troppa pia devozione

Pare proprio che il nome "Borea", dei Borea d'Olmo, da almeno cinque secoli una delle più famose famiglie sanremasche, non abbia niente di ligure: deriva infatti dalla "bora", il vento dell'Adriatico, e la famiglia ha remote origini venete.
In corso Matteotti, la via principale, la più elegante e frequentata della città, il loro palazzo esiste ancora oggi, in parte affittato a enti e privati (troviamo qui anche la sede dell'associazione Famija sanremasca), in parte abitato dagli eredi; lo stemma dei Borea campeggia ancora in fondo all'atrio. Il portale principale, cinquescentesco, e sormontato da una statua di Madonna del manierista fiorentino Montorsoli, allievo di Michelangelo, autore anche del "Giovanni Battista" che decora il portale laterale. Il piano nobile, con volte affrescate da G.B. Merano, è aperto al pubblico, e ospita il Civico Museo, diviso in tre sezioni: le sale archeologiche, quelle dei cimeli garibaldini e la parte dedicata al lascito Laurano.
La raccolta, costituita da dipinti e incisioni, è stata donata alla città da Luigi Asquasciati, ben noto negli anni '30 come poeta con lo pseudonimo, appunto, di Renzo Laurano, Nelle stesse sale che accolgono i bei dipinti del lascito, opere in gran parte di sc Un affresco della scuola genovese nel Palazzo Boreauola genovese.
Dal Seicento agli inizi del nostro secolo, si può osservare un plastico che riproduce la Sanremo disegnata dal Vinzoni nel 1753. 
Palazzo Borea d'Olmo, costruito nel XV secolo, ha avuto ospiti illustri, come Elisabetta di Spagna, Carlo Emanuele III di Sardegna e Papa Pio VII, la cui camera è ancora oggi visibile.
Il Papa si fermò qui due notti nel 1814, e antiche fonti narrano di come la famiglia sia riuscita a fatica ad impedire che gli arredi della sala dove fu alloggiato fossero fatti a pezzi da un eccesso di devozione popolare.
I pii sanremaschi infatti, partito Pio VII, si riversarono in casa Borea alla ricerca di un brandello di lenzuolo o di qualsiasi altro oggetto della sua camera: ogni cosa da cui toccata era divenuta una preziosissima reliquia.

 


S an Basilio in miniatura per la zarina e il suo seguito

Le ondate di turisti "a ferma prolungata" che arrivarono in città dall'Ottocento in poi, si costituirono in diverse comunità, ciascuna in una zona piuttosto ben delineata; di questa vocazione cosmopolita fanno fede tra l'altro quel "corso degli Inglesi" che e una delle più importanti strade di Sanremo, e la presenza dei numerosi luoghi di culto.
La ex chiesa anglicana, ribattezzata chiesa di tutti i Santi, conserva la forma neogotica ottocentesca ed e aperta ai fedeli di culto anglicano.
Accanto all'ex mercato dei Fiori troviamo la chiesa evangelica luterana, costruita a fine 800 per la comunità tedesca, In via Roma la casa valdese, con attigua sala di culto ancora oggi attiva. In corso Matuzia, la minuscola chiesa cattolica polacca.
La chiesa ortodossa intitolata a Cristo Salvatore, S.Caterina e a S.Serafim La chiesa più nota, e più architettonicamente originale nel contesto rivierasco, è pero quella russa ortodossa.
La colonia russa arrivata al seguito della zarina Maria Alexandrovna, era consistente e ben organizzata: aveva un proprio consolato, una biblioteca e stampava addirittura depliant turistici in cirillico.
Quando, nei primi anni del '900, decise di far erigere una chiesa sullo stile di quella di San Basilio a Mosca, lo zar Nicola II approvo l'iniziativa dei connazionali in Italia, e permise di "condurre ovunque in Russia la ricerca di offerte".
La chiesa, consacrata nel 1913, fu dedicata a Cristo Salvatore, a Santa Caterina Martire e a San Serafim di Sarov. Il progetto, dell'accademico russo Aleksej V. Scusev (progettista del mausoleo di Lenin sulla piazza Rossa) fu seguito da Pietro Agosti e dall'ingegner Tornatore.
Dopo la rivoluzione d'Ottobre, nel 1917, le presenze russe a Sanremo si ridussero drasticamente; questo contribuì a ridimensionare i lavori di sistemazione all'interno della chiesa, che oggi può apparire piuttosto sobrio rispetto alla struttura esterna, specie considerando la consueta ricchezza delle chiese ortodosse.
La costruzione rimane un luogo affascinante e ricco di spiritualità, e la chiesa russa, ancora oggi attiva (il padre rettore e Ivan Jankin, che abita a Nizza), costituisce, con le sue cupole a bulbo, uno dei simboli più noti di Sanremo.


Splendono ville e giardini trionfo della Belle Époque

La Villa Nobel Dal 1874 ai primi anni del Novecento sorsero in città 190 ville e 25 alberghi; la maggior parte delle ville esiste ancora, trasformate per lo più in residence e sedi di istituti, o divenute sfarzosi hotel.
Anche gli splendidi giardini, pur con le modifiche rese necessarie dall'urbanizzazione, hanno resistito, e vantano, complessivamente, circa duemila specie botaniche.
Questo insieme di dimore principesche, parchi e costruzioni uniche nel panorama della Riviera, come il Casino e la chiesa russa, rappresenta un particolare stile architettonico, che spazia dal moresco al neoclassico fino a tutte le variazioni sul tema liberty.
Si deve in gran parte a Charles Garnier, l'architetto dell'Opéra di Parigi, il carattere della Sanremo nata a cavallo tra Otto e Novecento, ma vi contribuirono anche i suoi seguaci, come Pio Soli, che ristrutturò la celebre Villa Nobel (lo scienziato vi abito per sei anni, e qui decise di istituire il famoso premio) e costruì Castello Marsaglia, di cui oggi rimane solo lo splendido parco.
Villa Zirio, che fu residenza del principe ereditario Federico Guglielmo di Germania, costituisce con Villa Nobel e Villa Ormond la triade di costruzioni residenziali più significative del levante cittadino.
Parco Ormond, che si estendeva un tempo dalla sommità della collina dove sorge la villa fino al mare, e, dopo il Marsaglia, il polmone verde più lussureggiante e ospita tra l'altro un curioso giardino giapponese, in omaggio alla nipponica Atami che e gemellata con Sanremo. Corso degli Inglesi è una continua successione di splendide costruzioni: tra le altre, Villa Bel Respiro, in stile eclettico, oggi sede dell'Istituto sperimentale per la floricoltura, Castello Devachan, Villa Virginia, bell'esempio di liberty, e Villa Fiorentina, con le caratteristiche decorazioni in ferro battuto.
Il tradizionale simbolo di Sanremo, il Casino, e opera del francese Eugene Ferret.
L'elegante costruzione liberty non fu un parto facile: il progetto subì varie interruzioni e modifiche fino alla trionfale inaugurazione (naturalmente serale) del 12 gennaio 1905.


C'e un mistero Manzù nella storia dei cancelli d'arte Villa King

Nella zona est della città, un bell'edificio ottocentesco, ricco dono di nozze di un barone tedesco per la figlia, fu parzialmente distrutta da un incendio.
E' da anni in corso di restauro, ma il suo cancello d'ingresso, un superbo lavoro in ferro battuto, assemblato con borchie ribattute ad una ad una, ha resistito al tempo e alle fiamme.
Suo autore e quel "Baciccin" Giordano, fabbro ferraio la cui abilita era tale che di lui si diceva sapesse fare "gli occhi ai topi".
I Giordano, attivi a Sanremo da meta Ottocento fino agli anni '50 di questo secolo, furono autori, nella loro bottega di via Canessa, di moltissimi lavori in ferro, soprattutto cancellate, sia in Riviera che in Costa Azzurra.
Un cancello di grande valore artistico di cui si sono perse le tracce è quello che segnava l'accesso di Villa Guardiola: l'inferriata, dello scultore Giacomo Manzoni, noto come Manzù, dava un'interpretazione moderna del movimento delle forme vegetali.
Ma in fatto di cancelli, la palma delle peripezie spetta a quello di Villa Neruda, al numero 8 via D'Annunzio: un tempo apparteneva alla "Capponcina", villa fatta costruire nei dintorni di Firenze dagli antenati di Pier Capponi.
Alla Capponcina visse poi D'Annunzio, fino al giorno in cui, per i debiti da lui accumulati, l'intera costruzione non fu venduta.
Del cancello non si seppe più nulla, finché non ricomparve ad adornare l'ingresso dell'erigendo Castello Devachan. Ma anche li non rimase a lungo: quando, negli anni '60, parco Devachan venne lottizzato, il cancello "si trasferì" nella sua attuale posizione, a Villa Neruda, dove si spera possa stare "tranquillo", vincolato ormai dal Ministero dei Beni Culturali.