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Curiosità e tradizioni
Dove il Silenzio parla di Antico
Con il blu immenso del mare da un lato e i primi contrafforti
dall'altro, il territorio della Comunità Montana Ingauna
mostra subito una delle sue caratteristiche più straordinarie:
l'estrema varietà degli ambienti. Anche una visita
rapida lascia il ricordo dei contrasti spesso imprevedili
che si offrono all'occhio mentre si passa dal livello del
mare ad altezze di 1700 metri, da valli selvagge e dirupate
a dolci pendii ricoperti da ulivi e vigneti. Le
cinque vallate comprese nella Comunità si differenziano profondamente
tra loro ed offrono paesaggi ora ampi e popolati, come per
le valli del Lerrone e dell'Arroscia, ora impervi e realmente
alpestri, come nelle zone superiori delle valli Pennavaira
e Neva. Una diversità che si ritrova nella flora
e ancor più nei piccoli borghi testimonianze suggestive di
una vita legata strettamente alla terra. La storia
di questo territorio si perde nel tempo: l’uomo viveva
qui già 9000 anni or sono, come hanno dimostrato le ricerche
condotte in Val Pennavaira; in seguito, dopo il periodo dei
Castellari, quest'area ha ospitato la civiltà dei Liguri
Ingauni, ha fatto parte dell'Impero romano, ha visto il passaggio
dei Goti e la successiva dominazione longobarda. Ma
il periodo che ha lasciato più testimonianze è stato senza
dubbio il Medioevo: anzi, in alcuni borghi rimasti pressochè
intatti dal '200 sembra davvero che il tempo si sia fermato
allora.
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Villanova, pozzo medievale
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E' possibile percorrere mulattiere antichissime e trovarsi
davanti a villaggi silenziosi completamente in pietra, simili
talvolta a vere fortezze e le valli sono dominate ancora
oggi da una complessa rete di castelli feudali. Ovunque
ci si imbatte in abbeveratoi secolari, vecchi mulini idraulici,
antichi ponti a ricordo di una civiltà rurale tenace, che
in secoli di lavoro ha costruito chilometri e chilometri
di terrazze per far crescere la vite e l'ulivo. Un
passato che continua ancora con i propri ritmi pacati, scanditi
dal lavoro della terra e dalle stagioni. Possono
essere molti i fili conduttori, i "pretesti" per crearsi
un itinerario personale tra le cinque valli della Comunità
Montana Ingauna: si può venire con l'occhio del geologo o
del cultore d'arte, si possono inventare percorsi militari
tra gli antichi castelli o gite gastronomiche alla ricerca
delle specialità (molte) delle vallate. Ma il
fascino di queste zone è forse in qualcosa di più lieve:
è nel silenzio dei borghi medievali, dove le porte di casa
restano aperte durante il giorno, o nell'odore del mosto
che sale dalle cantine di pietra. E' nella serenità
della gente che discorre in minuscole piazzette, sulle sedie
che hanno portato da casa. Spesso ci si accorge improvvisamente
di quanto tempo è passato dai rintocchi di campanili lontani.
In mezzo a questa terra di ulivi la vita scorre più calma,
e forse è proprio questo il suo fascino maggiore: la certezza
di ritrovare un mondo tranquillo, antico, da conoscere e
capire.
I Frutti della Terra e la Gastronomia
Le vallate della Comunità Montana Ingauna sono terre
di viti e di ulivi: anzi, i muri a secco delle terrazze
sono quasi il segno distintivo di questo territorio,
inciso dal lavoro tenace dei secoli passati. I
vini più caratteristici sono il Vermentino, il Rossese
(in particolare presso Campochiesa d'
Albenga
), ma soprattutto il Pigato: non c'è comune delle cinque
valli dove non venga prodotto questo bianco rinomato,
e se le varietà di
Ortovero
e
Cisano
sono le più richieste le altre non sono certo da meno.
Il Pigato e un vino ricco di gusto e di storia.
Se ne parla già dal Medioevo, quando in occasione del
matrimonio tra un Del Carretto e la figlia del Marchese
di Clavesana il pranzo venne innaffiato da "vino Pigato".
Gli esperti spiegano che il vitigno viene da lontano,
precisamente da Oriente, e fa parte di quei "vitigni
greci" approdati prima in Spagna e Corsica, e arrivati
poi in queste regioni con i vascelli dei mercanti. Anche
il suo nome ha un'origine antica; esistono addirittura
diverse teorie per spiegarlo, ognuna con i suoi convinti
sostenitori. Difficile dire chi sia nel giusto.
Ma in fondo non serve saperlo: è meglio limitarsi a gustare
con attenzione questo vino cosi antico, cangiante secondo
la zona di produzione ma sempre ricco di profumo e sapore.
L'olio d'oliva è l'altro prodotto caratteristico
della regione: olio dal gusto intenso, "di primo roggio"
cioè di prima spremitura, base di tutti i piatti della
cucina locale. E' difficile immaginare queste
vallate senza il colore caratteristico degli ulivi, ma
non sempre è stato cosi: la diffusione di questa coltura
ha avuto origine dalla crisi dei traffici marittimi genovesi
conseguente alla perdita delle colonie del Levante e
alla scoperta dell'America. Navigare non
rendeva più: anzi, era proprio la richiesta di marinai
a risultare molto ridotta. Le popolazioni
locali si videro allora costrette a trovare i mezzi di
sussistenza nell'agricoltura e l'olivo, insieme agli
agrumi e ai castagni, risultò una delle piante più preziose.
Ancora oggi l’olio d’oliva è
una voce importante dell'economia di alcuni paesi;
Testico
e
Stellanello
sono tra i maggiori produttori e
Arnasco
ha persino un ramo d'ulivo nel proprio stemma.
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Coltivazione di anemoni
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Visitare la C.M. Ingauna può essere l'occasione per un
tuffo nella "cucina mediterranea" più sincera e genuina.
Una cucina soprattutto vegetale, ma non per
questo povera. Tra i piatti più ricorrenti si trovano
i raviolini con le erbe, le tagliatelle e i ben noti
gnocchetti verdi. L'entroterra di
Albenga
, si sa, è ricco di ortaggi, ed ecco sulle tavole dei
ristoranti decine di specialità a base di carciofi, spinaci,
melanzane e soprattutto asparagi, come quelli famosi
di Ortovero: tutte pietanze dai gusti delicatissimi e
dalle mille sfumature. Ma forse il piatto
più caratteristico, quasi distintivo di questa zona,
b il coniglio: arrosto, in umido, alla cacciatora, con
le olive... E' una specialità preparata in decine di
ricette diverse, alcune antiche di secoli, e tutte da
provare. Man mano che ci si addentra nelle
valli la gastronomia cambia insieme al paesaggio, e la
selvaggina si fa più frequente; pernici spesso, ma soprattutto
cinghiali: a S.Damiano di
Stellanello
e a Vellego, presso
Casanova Lerrone
, si svolgono annualmente sagre gastronomiche all'insegna
di queste carni.
Vendone
poi ospita uno dei rari centri di addestramento per i
cani da cinghiale. E salendo ancora nuovi
gusti si offrono al palato, come i funghi della Val Pennavaira,
riconoscibili dal buongustaio per il sapore particolarmente
intenso. I piatti tipici delle cinque vallate
sono ancora molti: spostandosi di paese in paese si possono
gustare l'agnello, i salumi caserecci e le formaggette
più svariate. E ancora le lumache di
Vendone
, le torte di
ErIi
e di
Zuccarello
, le anguille fritte di
Ortovero
. Un viaggio "gastronomico" tra questi paesini
può essere l'occasione per riscoprire sapori forse dimenticati,
e per conoscere meglio queste genti e le loro tradizioni.
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