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Curiosità e tradizioni
Sicuramente la vicinanza con zone abitate già in tempi remoti
e di cui sono testimonianza le grotte dei Balzi Rossi e le
incisioni rupestri del Monte Bego, ci porta a dedurre che
anche nel territorio della Comunità antichissima sia stata
la presenza umana. La popolazione ligure si estendeva
su un vastissimo territorio che comprendeva la Catalogna,
la Francia meridionale, l'Italia settentrionale dalle Alpi
all'Arno. Divisi in tribù, erano molto bellicosi
nei confronti dei popoli vicini, infatti i coloni greci che
avevano fondato nel 600 a.C. 1^ colonia di Marsiglia non
riuscirono mai a penetrare commercialmente nel Ponente. I
Liguri non raggiunsero mai un'unità politica a causa delle
lotte tribali che dividevano i Liguri della costa, gli Ingauni,
da quelli dei monti per il possesso dei pascoli e dei terreni
migliori. La loro organizzazione territoriale
si basava sui castelli. La difesa territoriale era affidata
ai castellari, un sistema molto sviluppato di luoghi fortificati
posti sulle alture. Essi si presentavano a pianta
circolare o ellittica, circondata da tre cerchie di mura
formate da grosse pietre. I castellari a nulla
valsero contro la forza militare dei Romani che conquistarono
tutta la Liguria nel 180 a.C. Con la caduta dell'Impero
Romano terminava un periodo tranquillo e si preparavano tempi
molto incerti e difficili, incursioni saracene imperversarono
con razzie sanguinose dal 900 al 980.
La rinascita della civiltà dopo tanta barbarie
fu possibile grazie all'opera dei Benedettini che diedero
un fondamentale impulso alle attività agricole con il dissodamento
delle terre abbandonate e con il terrazzamento dei pendii.
L'introduzione e la coltivazione di olivi e vigne
migliorò notevolmente le difficili condizioni di vita degli
abitanti. Una migliore riorganizzazione politica si ebbe
dopo l'anno Mille con la divisione della Liguria in tre marche:
Obertenga, Aleramica e Arduinica; dalla dissoluzione di quest'ultima
nacque il dominio feudale dei marchesi di Clavesana che estesero
il loro potere sull'intera Val Prino e sulle valli dianesi. Oneglia
e la Valle Impero appartenevano invece al vescovo di Albenga,
mentre la Val Maro e quella di Prelà erano possesso dei conti
di Ventimiglia, potenti signori feudali della Val Roia che
fin qui avevano esteso i loro domini. Nel 1161 Porto Maurizio
ed alcuni paesi della Val Prino, tra cui
Dolcedo
, ottennero dai Clavesana la libertà in cambio di una somma
di denaro. Molto simile fu anche l'evoluzione di Diano Castello
e della sua valle che, dopo la dominazione dei marchesi di
Clavesana, si organizzò in Communitas con un proprio statuto. Erano
i primi segni della volontà degli abitanti di riscattarsi
dalla pesante servitù feudale e di stabilire da soli le proprie
leggi. Questa autonomia era destinata tuttavia a non avere
lunga durata, infatti nel 1228 Porto Maurizio con Dolcedo
entrava a far parte dei domini genovesi ed anche il Dianese
seguiva la stessa sorte. Risale al 1298 il definitivo
passaggio di Oneglia e della sua valle alla famiglia Doria. La
Valle del Maro riuscì invece a mantenere una certa indipendenza
sotto il dominio dei conti di Ventimiglia, che spesso si
ribellarono allo strapotere dei Genovesi, la cui influenza
stava diventando sempre più pesante nella Liguria di ponente.
Nel 1575 il duca Emanuele Filiberto di Savoia, nell'ambito
di una politica espansionistica verso il mare, acquistava
i territori del Maro. L'anno dopo la strategia sabauda
si completava con l'acquisto di Oneglia e la sua valle, escluso
Cesio. La presenza dei Savoia determinava nuovi impulsi
all'economia, ne beneficiava Oneglia, meno le sue valli che
rimanevano tuttavia importanti per le comunicazioni con il
Piemonte in quanto erano domini sabaudi incuneati nei territori
genovesi. Per lungo tempo le valli della comunità si trovarono
divise tra due poteri, Genova e i Savoia, ugualmente potenti
e bellicosi. Con ogni probabilità risale a quel periodo
la nascita di tanti campanilismi che hanno reso difficile
nel tempo le relazioni tra le popolazioni. Il territorio
della Comunità ritrova unità e stabilità dopo il Congresso
di Vienna del 1815 nell'appartenenza al Regno di Sardegna
ed al successivo Regno d'Italia. Nel 1860 dopo la proclamazione
del Regno d'Italia veniva istituita la Provincia di Porto
Maurizio che avrebbe amministrato tutto il nostro comprensorio,
fino al 1923 quando nasceva la Provincia di Imperia.
La cucina delle valli si differenzia da quella
della costa a riprova di un'economia diversa; così sarà difficile
trovare nell'entroterra piatti di pesce, se non la "buridda"
fatta con lo stoccafisso ed insaporita dalle olive in salamoia. A
farla da re sono le verdureche si consumano crude nel "condiglione",
tipica insalata estiva, o ripiene al forno. Ancora verdure
nei ripieni della torta verde dei ravioli, della cima. Consumato
freddo nelle cene estive. Poche le carni, quasi del tutto
assenti quelle di vitello o di agnello, più frequenti i piatti
a base di coniglio, di anguilla nonché le lumache raccolte
dopo la pioggia e cucinate dopo averle fatte spurgare per
più giorni con la crusca. Semplici i dolci: i panserotti
ripieni di marmellata e le bugie, di antica tradizione la
"stroscia" di Pietrabruna e i biscotti di Pontedassio. Cucina
semplice dunque, ma impreziosita dalla nobiltà dell'olio
d'oliva ed insaporita dal basilico, dalla maggiorana, dal
timo che le conferiscono un sapore del tutto particolare.
Non inferiori i vini che ben si sposano con cibi semplici,
ma gustosi: l'Ormeasco nella parte più a settentrione
della Comunità e i più recenti vigneti di Pigato e Vermentino
nella fascia vicino alla costa.
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